La Paella di Mercedes

La paella è un piatto spagnolo che ho mangiato più volte. È un piatto gustoso e abbastanza lungo da preparare ma che da una gran soddisfazione. È colorato, profumato, scenografico e generalmente bisognerebbe sempre farne tanta perché tutti amano fare il bis.

Non esiste una sola ricetta di questo piatto, ogni famiglia ha la propria e Mercedes mi ha insegnato a cucinarla come fa lei con i piccoli trucchi che solo gli spagnoli conoscono. L’abbiamo portata in tavola ieri sera ed è stato un successo. Ci siamo divertite ad andare assieme a comperare il pesce e a condividere la cucina durante il pomeriggio. Lo rifarei altre mille volte.

Grazie Mercedes!

Ingredienti per 4 persone: ( una padella da 32 cm)

  • 300 gr. riso bomba (o vialone nano)
  • 8 scampi
  • 300 gr. cozze
  • 200 gr. calamari
  • 300 gr. pesce bianco (noi merluzzo)
  • 200 gr. gamberi puliti (tenere gli scarti per il fumetto)
  • 1 l. fumetto di pesce (testae lisca di un pesce che noi abbiamo chiesto in pescheria, carpace dei gamberi, 1 carota, 1 gambo di sedano, 1/2 cipolla, 5 grani di pepe, 1 foglia alloro, sale, olio, cognac)
  • 1/2 peperone rosso tagliato a piccoli dadi
  • 1 bustina zafferano
  • 2 pomodori grattuggiati e 1 cucchiaio colmo di concentrato di pomodoro
  • sale, olio, qb.
  • 2 spicchi d’aglio
  • 1/2 mezza cipolla
  • 1 bicchiere vino bianco
  • 1 limone

Come si fa: Preparare il fumetto di pesce mettendo in 2 cucchiai d’olio gli scarti dei pesci e facendoli insaporire, aggiungere una spruzzata di cognac e fare evaporare. Unire 1 litro di acqua calda, il sale, la foglia di alloro, i grani di pepe e le verdure. Lasciare cuocere per almeno 30 minuti e togliere la schiuma che si forma in superficie. Scolare e tenere il liquido in serbo. In 1 padella mettere 2 cucchiai d’olio assieme ad 1 spicchio d’aglio, unire le cozze, sfumare con il vino bianco ed attendere che tutte le valve si aprano, mettere in attesa su un piatto ed unire il sughetto delle cozze al fumetto di pesce. Nella stessa padella cuocere i calamari tagliati a rondelle alte 1 cm. per 8 minuti e lasciare in attesa. Nella grande padella della paella (se è di ferro è meglio) unire allo spicchio d’aglio la mezza cipolla tagliata sottile e l’olio, cuocere delicatamente la cipolla sino a quando è trasparente, aggiungere il mezzo peperone e continuare la cottura ancora per qualche minuto. A questo punto unire il riso disposto a croce, alla sua sommità mettere i pomodori grattuggiati con il concentrato, unire il brodo di pesce e lo zafferano quindi mescolare delicatamente per amalgamare gli ingredienti. Unire i calamari e i gamberi, mescolare e dopo 8 minuti il merluzzo fatto a piccoli cubi (2.5 x 2.5 cm). Aggiungere le cozze e cuocere ancora qualche minuto. Mescolare solo all’aggiunta dei vari pesci (il riso deve essere mosso il meno possibile per formare una crosticina sul fondo). Per ultimo disporre gli scampi, cuocere ancora qualche minuto e quando il riso sarà al dente spegnere il fuoco e lasciare riposare almeno 5 minuti chiudendo la pentola ermeticamente con il coperchio. Fate riscaldare il grill del forno e infornate la vostra paella per pochi stanti per farla diventare leggermente croccante. Aggiungere gli spicchi del limone tagliato in quarti. Ogni commensale ne dovrà avere uno nel proprio piatto da spremere sopra il riso.

È pronta! Portare in tavola ed aspettatevi gli applausi! 😉

Enjoy!

Foto apertura @mypiesite e @pinterest

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I biscotti alla panna

Vivendo a New York mi capita di non trovare alcuni prodotti italiani che amo. Le MACINE sono dei biscotti che mangio sempre volentieri e visto che in questo periodo frequento poco i supermercati  ho pensato di provare a cuocerle a casa. L’esperimento è riuscito, i biscotti sono deliziosi e profumati, la panna li rende morbidi da sciogliersi in bocca, così visto il risultato ho pensato di proporvi la mia ricetta.

Ingredienti:

  • 350 gr. farina
  •  60 gr. burro
  • 150 gr. panna fresca
  • 180 gr. zucchero
  • 1 uovo
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci

Come si fa: Nella planetaria, unire il burro a temperatura ambiente allo zucchero, aggiungere l’uovo intero e la panna. Setacciare  la farina, aggiungere il lievito ed unire all’impasto. Lavorare sino ad ottenere un composto  liscio. Dopo aver dato all’impasto la forma di una palla, avvolgiamolo in un foglio di pellicola trasparente per alimenti e mettiamolo a riposare in frigorifero per circa mezz’ora. Passato il tempo necessario stendere la pasta su una spianatoia infarinata ad uno spessore di 3/4 mm e ricavare dei cerchi con un taglia biscotti o un bicchiere (io ho usato un coppapasta da 6 cm) Con l’aiuto di uno stampino più piccolo (ho usato il retro di una pipetta per le decorazioni della sac à poche) fare il buco centrale. Foderare con carta forno una teglia, disporvi i biscotti e cuocere in forno a 180 gradi per circa 10/15 minuti. Una volta raffreddati sono perfetti con il latte del mattino o il tè del pomeriggio (ma anche prima di andare a dormire come ricompensa della giornata 😉) 

Enjoy!

Foto @mypiesite

La mia Clam Chowder (che sarebbe una buonissima zuppa alle vongole…)

Certo, non è una ricetta italica… anzi è proprio americana ma è davvero squisita.

Mi ricordo che la feci la prima volta per un brunch, e mi ricordo che mio papà ne mangiò tre volte. Sì doveva decisamente essergli piaciuta.

La Clam Chowder è un primo piatto super confortante, quindi adatto alle stagioni fredde ma io la mangio anche in estate. Ne esistono due versioni. La mia preferita è quella del New England mentre la Manhattan Clam Chowder è meno cremosa e vuole anche il pomodoro. La Clam Chowder è a metà fra una crema ed una zuppa con i suoi pezzi di verdura e le vongole. La ricetta è su un libro di cucina americana che è un must in molte case e che avevo comperato nel 1992 negli anni si era un po  distrutto così una cara amica  me lo ha rimpiazzato ☺️

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Ingredienti: 

  • 1 Kg. vongole sgusciate
  • 750 gr. succo rilasciato dalle vongole
  • 6  fette di pancetta affumicata
  • 1  cipolla tritata grossolanamente
  • 2  gambi di sedano tagliati a piccoli pezzi (1/2 cm circa)
  • 3  patate tagliate a cubetti
  • 1 cucchiaino da tè di timo fresco
  • sale e pepe
  • 500 ml. panna fresca

Come si fa : Aprire le vongole in una padella messa sul fuoco, conservare il succo ed allungarlo sino ad averne 750 ml., togliere le vongole dai gusci. In un’altra pentola far cuocere il bacon sino a quando diventa croccante, toglierlo ed asciugarlo con della carta da cucina. Buttare il grasso della pancetta che è rimasto nella pentola ad eccezione di un cucchiaio che servirà per far cuocere per 5minuti la cipolla ed il sedano.. A questo punto aggiungere il sugo delle vongole, le patate, il timo, il sale ed il pepe. Portare sino a bollitura, ridurre il fuoco e fare cuocere per 10/15 minuti mescolando ogni tanto con un cucchiaio di legno.. Quando le patate saranno cotte schiacciarle con una forchetta per far si che la consistenza diventi leggermente meno liquida. Aggiungere le vongole, alzare la fiamma e cuocere ancora 3 minuti. Versare la panna, attendere qualche secondo e spegnere il fuoco. Se necessario regolare di sale. Prima di servire aggiungere il bacon sbriciolato e se desiderate ancora del timo e del pepe macinato. Pronta da portare in tavola.

Enjoy!

Foto  Mypiesite

Brooklyn ed il flea market

Sali le scale della metropolitana e ti trovi di fronte uno scorcio che avrai difficoltà a dimenticare….

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Siamo a Dumbo signori e, oltre al Manhattan bridge , se fai quattro passi vedi anche il Brooklyn Bridge e lo Skyline  di Manhattan. Uno spettacolo vero.

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È proprio qui che dal primo weekend di Aprile sino alla fine di Ottobre si  tiene il più famoso mercato delle pulci di New York. Questo Flea Market è una vera e propria mecca per gli amanti del Vintage e del modernariato. Curiosando tra le bancarelle potete scovare di tutto: oggettistica, abbigliamento, vinili, un’esplosione di colore e sapori. Se voleste farvi un regalo acquistando qualcosa vintage nella città della moda e delle nuove tendenze per eccellenza, non potete non fare un salto al Brooklyn Flea Market.

 

Nella piazza inondata di sole, fra caseggiati di mattoni rossi e sotto le arcate del Manhattan Bridge ci sono bancarelle che offrono un pò di tutto. Dalle candele, alle calze, dalle borsette vintage, ai mobili di modernariato. È un luogo vivo, pieno di colori e molto caratteristico

 

Dumbo acronimo di  Down under the Manhattan bridge overpass è una fra le  zone più trendy di New York, è abitata da artisti, professionisti e creativi ed è diventata famosa anche come sede di nuove start up  dell’ industria tecnologica. Questo luogo ha saputo trasformare la sua anima di vecchia zona portuale in cittadina effervescente. I vecchi caseggiati industriali sono diventati eleganti loft, le antiche  botteghe si sono trasformate in negozi raffinati e in piccoli ristoranti. I costi degli alloggi sono leggermente più bassi che a Manhattan, così qui è facile vedere tanti giovani.

 

Volete mangiare uno dei migliori Lobster roll di Manhattan? Ho l’indirizzo giusto andate da Luke’s e per concludere in dolcezza fermatevi da One girl cookies le woopies qui sono speciali

 

Ora concludiamo questo post in uno dei modi più belli e romantici possibili.

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Era il dicembre del 1993, una coppia di ragazzi stava seduta al tavolino del River Cafè, la cena era finita, le luci dello skyline di Manhattan si specchiavano nelle acque calme dell’Hudson River. Mi vuoi sposare? Un volto si illumina, scende una lacrima e la risposta è SI!

Foto apertura web e mypiesite

 

Sissi, la Sacher ed i cavalli. Ecco la mia Vienna

 Chi mi legge forse saprà che per parecchio tempo ho chiesto gentilmente di andare a visitare Vienna. Tutte le volte che proponevo questa meta per i nostri family trip veniva sempre bocciata per mille ragioni…. ma io non demordo facilmente e così alla fine sono atterrata a Vienna in una giornata uggiosa. Il viaggio con Austrian Airlines è stato confortevole, un taxi ci ha portati in centro in una ventina di minuti e dopo aver lasciato i bagagli in camera siamo usciti. La pioggerellina aveva smesso di cadere e la prima meta  scelta era il castello di Shönbrunn. In qualsiasi città che ho visitato ho sempre fatto uno stop in un palazzo reale, non so se dipende dal mio animo romantico o dalla curiosità e dalla voglia di ammirare i magnifici interni di queste abitazioni…

Il palazzo è enorme e ricco di sale finemente decorate con pannelli alle pareti, lampadari di cristallo e mobili di grande pregio. Vagando ammirata per queste belle stanze mi immaginavo l’imperatore che riceveva i sudditi, i balli di corte e Sissi che si perdeva nei giardini ricchi di  fiori dopo aver fatto la sua ginnastica quotidiana (cosa credete, il suo vitino da vespa era il risultato di sedute di ginnastica  e dieta ferrea, insomma era molto moderna direi)

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Se anche voi lavorate di fantasia e siete a Vienna non potete non visitare questa meraviglia. Noi abbiamo acquistato i biglietti on line ed abbiamo trovato la cosa molto comoda, abbiamo preso la metropolitana che dal centro della città porta al castello. Sul biglietto troverete l’orario d’ingresso vi consiglio di non presentarvi con anticipo. A noi è successo, avevamo ben 7 minuti d’anticipo e ci hanno fatto attendere …. Molto precisi in questa città.

Per quanto riguarda il cibo non potevo esimermi dall’assaggiare la famosa Sacher torte, ci siamo seduti ad un tavolino nel dèhors dell’ ononimo albergo ed ho chiesto un  caffè viennese per accompagnare la mia fetta di dolce. (n.d.r. nel caso foste a dieta qui è impossibile seguirla, io  non ci ho neppure tentato 😂)

Ho anche gustato  la famosa Wienerschnitzel,  un altro dolce tipico della città  che è il Kaiserschmar di cui era ghiotto l’imperatore ed anche una crema di asparagi che non è tipica di Vienna ma era deliziosa;  la trovate  da Das Spittelberg  un bel ristorante in una “zona pop” e per nulla turistica.

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Per raggiungere il maneggio  coperto e vedere lo spettacolo con i  cavalli Lipizziani abbiamo attraversato uno fra i più bei giardini di Vienna. Un tripudio di rose colorate, fiorite e profumate, fantastico davvero. La signora che suonava l’arpa ha decisamente reso il tutto ancora più romantico.

Lo spettacolo della scuola di equitazione è emozionante. La struttura con le sue colonne bianche è enorme ed antica, i cavallieri  eleganti e la sintonia con i loro animali mi ha lasciato senza parole.  Gli esercizi che ho visto hanno richiesto allenamento, fatica e dedizione sia per il cavalliere che per il suo amico quattro zampe. Lì per lì mi si è affacciata alla mente la domanda ma è giusto? La risposta è arrivata vedendo come la coppia interagiva, erano un tutt’uno, sembravano due amanti felici di essere assieme.

Bene, questo è il mio racconto di una fra le città più belle, maestose, pulite, organizzate e romantiche che io abbia mai visitato. Certo che essere lì con mio marito ha aiutato.

Vi lascio ancora qualche foto, spero vi invoglino a fare questo viaggio. Bastano solamente tre giorni per respirare la città.

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Pianificare il menù, i miei 5 motivi per farlo

Una delle mie convinzioni per quanto riguarda il cibo è che debba essere nutriente, sano e vario, specialmente se lo devo mettere sulla mia tavola. I passaggi in rosticceria per acquistare cibo già pronto , per quanto mi riguarda, sono ridotti al minimo. Ne va della nostra salute ma anche delle nostre risorse finanziarie. Così ho pensato che potevano interessarvi  i motivi per cui ritengo che la pianificazione dei pasti sia importante. Magari le mie ragioni possono farvi iniziare una nuova routine.

  1. Miglioriare l’alimentazione della mia famiglia

Decidere cosa cucinare durante la settimana è il primo passo verso una alimentazione sana. Una volta scritto il menù controllo bene che tutti i giorni abbia inserito le giuste porzioni  di verdura e frutta. Perché se durante la bella stagione questi alimenti sono spessissimo sulla mia tavola in inverno la frutta scarseggia a causa della poca scelta e le verdure sono sempre le stesse. Avendo davanti il mio “piano” riesco ad essere molto più varia e a mangiare anche alimenti che altrimenti non comperei se non avessi già in mente come cucinarli.

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2.  Risparmiare

Quante volte vi è capitato di avere in dispensa più di quanto veramente avete bisogno e quando controllate le scadenze vi accorgete che dovete buttare? A me sfortunatamente a volte succede anche con quello che ho in freezer… Una buona pianificazione mi impedisce di acquistare seguendo il pensiero “magari mi può servire se non ho idee” e nel carrello della spesa finisce solo quello che ho bisogno e poco altro ( la tavoletta di cioccolata? si quella entra ancora anche se non è strettamente necessaria…)

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   3.  Varietà in tavola

Quando penso ai menù che cucinerò  generalmente sono più fantasiosa. Intendo dire che cucino ricette varie e non i soliti piatti che tutti conoscono a memoria. Apro i miei libri di cucina e scelgo, magari anche un dolce la cui foto mi ha attratta. Certo sto qualche minuto di più in cucina (non sempre) ma gli apprezzamenti che vengono fatti al primo boccone mi danno una certa soddisfazione.

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   4.  Meno spreco possibile

Odio sprecare cibo. Forse è qualcosa che deriva dal fatto che da bambina mi è sempre stato detto che c’era chi non era così fortunata nell’averlo sempre sulla tavola. È diventata quasi una  deformazione e così utilizzo tutte le parti del pollo, gli scarti fanno un buon brodo, metto le verdure avanzate in una bella frittata e gli avanzi di pane  diventano ottimi crostini da aggiungere alle zuppe o pan grattato da utilizzare in mille modi. Insomma ho imparato anche l’arte del riciclo culinario. Mia nonna sarebbe orgogliosa di me….

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5.  Zero stress (o quasi)

Siete mai arrivate alle 7 di sera dicendo: Cosa mangiamo stasera e aprite il frigorifero senza trovare ispirazione? Se sappiamo cosa si cucinerà in anticipo e abbiamo tutti gli ingredienti  diventa un gioco da ragazzi mettere in tavola una buona pasta alle vongole. Sappiate anche che il mio  piano menù è elastico, quindi aperto a variazioni e scambi fra pranzi e cene, ma il solo fatto di averlo mi fa sentire molto più organizzata e meno stressata.

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Vi ho convinte? Pensate di provare per una settimana?Prendete foglio e matita e scrivete. Attenzione però perché potreste diventare addicted a questa nuova abitudine e anche divertirvi a scegliere i vari menù. Io lascio sempre qualche buco per eventuali pasti con avanzi, non sono poi così brava con le dosi… e poi una pizzetta può sempre scapparci😉

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Pasqua ed il flan di asparagi

Avete già pensato al menù di Pasqua? Sicuramente si, ma nel caso vi mancasse un antipasto….. Noi abbiamo alcune pietanze che appaiono sempre sulla nostra tavola pasquale, quasi non fosse festa se non le preparo…. mi riferisco alle uova ripiene, al capretto al forno, alla colomba e al buonissimo e grandissimo uovo di cioccolato che spezziamo sulla tavola a fine pranzo.

Buona parte delle ricette arrivano direttamente dal quaderno di cucina della mia mamma. Sino a qualche anno fa era nella sua cucina che cuocevano i vari cibi, ora lo facciamo nella mia e a lei spetta la supervisione.

Ogni anno  c’è qualche novità nel menù e quest’anno ho pensato ad una entrèe che portasse sulla tavola la primavera: il Flan di asparagi. È semplice da cucinare, lo preparo in monoporzioni, lo faccio ad occhi chiusi e piace a tutti. Vi do la mia ricetta, se siete interessate prendete nota è una dose per 6 persone

Ingredienti:

  • 1200 gr. asparagi
  • 150 gr. panna fresca
  • 2 uova
  • 1 scalogno
  • 60 gr. parmigiano reggiano grattuggiato
  • olio, sale e pepe bianco qb.

Pulire gli asparagi, togliere le parti legnose e farli a rondelle. Affettare sottilmente lo scalogno metterlo in una padella e soffriggerlo con 2 cucchiai d’olio. Unire gli asparagi e cuocerli dolcemente aggiungendo in cottura un poco d’acqua. Salare a pepare. Togliere dal fuoco, mettere in un contenitore e fare raffreddare leggermente. A questo punto unire i tuorli delle uova, la panna ed il parmigiano. Frullare il tutto sino ad ottenere una crema morbida e liscia ed aggiustare di sale. A parte montare gli albumi in neve ben ferma e unirli delicatamente al composto di asparagi con movimenti che vanno dal basso verso l’alto. Prendere 6 stampini monoporzione di alluminio (io utilizzo quelli usa e getta) imburrarli leggermente e riempirli per 3/4 con il composto. Iniziare la cottura a bagnomaria mettendo gli stampini in un grande teglia in cui aggiungere acqua calda e infornerare a forno già caldo a 170 gradi per circa 45 minuti.

A noi questi flan piacciono molto, hanno gusto delicato e sono molto morbidi. Io generalmente li accompagno ad una fonduta fatta con 1 bicchiere di latte e 300 gr. di crescenza. Faccio sciogliere il formaggio nel latte su fuoco dolce e sorveglio attentamente. Facile e gustoso

Colgo l’occasione per augurare una buona Pasqua a tutti. AUGURI!

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foto apertura pinterest

 

 

 

Madrid

Visitare una nuova città per me equivale a:

  1. cartina in mano (eh si sono vecchio stampo l’Iphone lo lascio ai ragazzi)
  2. scarpe comode
  3. naso in su

Ed effettivamente l’ultimo week end è stato proprio così. La cartina la teneva mio marito ed abbiamo girato per Madrid a piedi.

Ho raggiunto Roberto venerdì prendendo il primo volo del mattino,  arrivata all’aereoporto di Madrid un taxi mi ha portato al nostro albergo Palazio del Retiro (Alfonso XII n. 14) in 25 minuti. Autista molto “italiano” nella guida, zigzagava come un matto fra una macchina e l’altra e così dopo poco eccomi arrivata  alla Puerta de Alcalà, insomma in hotel.

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Puerta de Alcalá

L’albergo suggerito da un collaboratore di Roberto si è meritato un 10 pieno. Elegante palazzo con vetrate variopinte e stanze con tutti i comfort desiderabili.

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Appena arrivata e dopo aver appoggiato il mio mini bagaglio nella bella stanza, ho attraversato la strada e sono entrata nel più grande parco di Madrid. La giornata di sole mi ha messo allegria, come i bambini che correvano sui pattini a rotelle e coloro che facevano jogging nei viali. La prima cosa che ho visto è stato un laghetto con alle spalle il Monumento Alfonso XII, la Fuente de la Alcochofa ( la fontana del carciofo) che simboleggia la saggezza e continuando nella mia passeggiata  mi sono poi imbattuta nel bellissimo Palacio de Cristal ( da vedere assolutamente,una leggerezza e un’eleganza davvero perfetti ).

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Monumento Alfonso XII

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Fontana del Carciofo

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Palazzo di Cristallo

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un particolare degli intrecci di vetro

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i giardini del parco

Verso le 14.00, adeguandomi agli orari madrileni ma con un buon appetito, ho incontrato mio marito e ci siamo seduti da Ramses Life. (plaza de la Indipendenza 6) ottimo punto dove mangiare un pranzo veloce ed ammirare la Puerta de Alcalá . Sulla piazza si trovano altri ristoranti. I turisti non sono così numerosi qui come in Plaza Mayor o Puerta del Sol  ho osservato il via vai dei passanti e gustato delle ottime croquetas de jamón ibérico, ensaladilla de bonito confitado, una zuppetta fatta con vongole e fagioli bianchi e pure un dolcetto. Fame vera eh?😜

Alzati da tavola quattro passi e ci siamo trovati al Museo del Prado.Gli ospiti del nostro albergo godono di un prezzo speciale per l’ingresso, ma io non sapendolo…. tariffa intera. Consiglio di acquistare i biglietti sul web specialmente se volete visitare il museo durante il week end eviterete lunghe code. Non avendo tantissimo tempo a disposizione abbiamo seguito fedelmente le indicazioni della mappina presa all’ Information Desk. È molto utile, vi spiega dove si trovano le opere più importanti con relativa foto (nel nostro caso eravamo interessati alle opere di Goya, Velászquez, Tiepolo e Raffaello).  

Il tempo è passato veloce ed all’uscita abbiamo raggiunto, passando da stradine incantevoli, la Puerta del Sol dove si trova il monumento  che apre questo articolo: La statua dell’Orso e del Corbezzolo. Questi sono il simbolo della città e li si trovano anche sulla bandiera. Gli orsi erano diffusissimi nei boschi attorno alla città nel lontano XIII secolo e grazie alle bacche del corbezzolo la popolazione colpita nel 1500 da febbri malariche soppravvisse alla malattia cibandosene.

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case del distretto Cortes

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piccola via

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il Ministero degli Esteri

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la puerta del sol ed il rinomato Tio Pepe

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bellissimi ventagli di un negozio che da sulla piazza

Di ritorno in albergo e dopo una bellissima doccia eravamo pronti per una cenetta a base di pesce. Ancora una volta i suggerimenti dati a mio marito sono stati perfetti. Un ristorante frequentato da madrileni che ci ha servito un Pulpo alla Gallega ed un rombo stratosferici (una polpa così soffice e delicata non l’avevo mai mangiata) La Penela ( Calle Infante Mercedes 98) se siete a Madrid lo consiglio.

Time to go to bed…. ma aspettate il proseguio del mio racconto scoprirete altre chicche.

 

 

 

A tavola!

Come ormai avrete capito amo cucinare ed allo stesso modo, quando abbiamo ospiti, mi piace apparecchiare bene la tavola. La mise en place soddisfa l’occhio, è il giusto preludio ad una serata riuscita ed è un gesto d’amore verso coloro che abbiamo invitato.

Generalmente quando compongo le mie tavole cerco sempre di sorprendere un pò, la fantasia prende il sopravvento e a volte mi capita di fare e disfare il tutto sino a quando finalmente non sono soddisfatta. È una delle cose che mi divertono e che mi prendono parecchio tempo così, cerco di apparecchiare il giorno prima. La giornata dell’invito  è tutta dedicata alla cucina ed ai tocchi finali della tavola (solo tocchi però….)

Il mio amore per le belle apparecchiature mi ha portato a Milano a Palazzo Reale dove ora c’è una piccola esposizione sulla storia delle tavole degli ultimi tre secoli. Interessante vedere ed imparare l’evoluzione della società attraverso il cibo e la tavola.

Partiamo con il nostro viaggio nel tempo.

Nell’età Barocca la tavola è opulenta, il sovrano celebra la propria grandezza e lo dimostra anche sulla tavola.

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Il Roccocò invece ci porta tavole allestite con deliziosi colori pastello, le porcellane dai decori  preziosi appaiono sulla tavola.  È l’epoca di Marie Antoinette e della sua corte

Arriva il 1800, a tavola si stringono alleanze e matrimoni. I pranzi diventano meno impostati, gli abiti casual e i primi picnic preparati con cura maniacale fanno il loro ingresso. Porcellane e cristalli si dispongono in mezzo alla natura, non possono mancare gli argenti di una teiera, il tè è la passione di Giorgio IV.

Siamo ancora nell’800 con la prossima tavola. Il Romanticismo impera, la sala da pranzo è la protagonista delle famiglie borghesi. Stoviglie, cristalli e argenteria si devono armonizzare con fiori e frutta nell’accordo cromatico

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Arriva il 900 e tutto si alleggerisce, il bianco è il colore della moda e dell’aristocrazia. Le tovaglie immacolate vengono vestite con i cristalli ed un ordine maniacale.

1920 Coco Chanel, le sue camelie e la perfezione delle tavole in bianco e nero, siamo entrati nell’Art Deco: edonismo & glamour allo stato puro. I bicchieri si moltiplicano perché ad ogni piatto si deve accompagnare il giusto vino. Anni alcolici, dove la moda del coctail prima di cena prende piede.

Gli anni 60 sono Anni Eclettici e la mise en place comincia ad avvicinarsi a quella odierna, la moda hippy la si trova anche nelle tavole assieme a un che di orientaleggiante. Inizia l’epoca della personalizzazione.

L’ultima tavola che ho visto mi ha lasciata perplessa…. è la tavola del futuro. Sembrerebbe che il cibo si trasformi: micronizzato, minimizzato, esaltato da un’esperienza totalmente estetica….  (io invece mi immagino un bel brasato 😋)

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Perderemo il gusto di una bella tavola  ricca di colore o perfettamente monocromatica ma con cibi gustosi? Speriamo di no!

Vi lascio con questa frase di A. Brillat-Savarin che trovo perfetta

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Come sono le vostre tavole? Ricche di amici, vero?

Autunno e le Langhe

Siamo davvero in autunno ora…. Il freddo,  la pioggia e la nebbia ci hanno fatto visita e così abbiamo dovuto attrezzarci con ombrello (voi lo usate?), cappotto e stivali ma….. ieri ho passato una bellissima giornata autunnale.

Appuntamento con un gruppo di amici in campagna per sederci a tavola e gustare cibo prelibato:  una albese da urlo, i tajarin alle 33 uova ed un dolce con cioccolato bianco e coulis di cachi. Insomma  ieri la dieta è decisamente saltata😊

Davanti agli occhi le colline baciate dal tiepido sole e la vigna ormai spoglia di grappoli

Dopo pranzo una visita ad Alba piccola cittadina delle Langhe famosa  per il pregiato tartufo ma anche per una nota azienda che produce una “certa” crema alle nocciole.

In città ieri c’era la fiera del tartufo, le vie in festa con tante persone che passeggiavano, curiosavano, acquistavano. La prima bancarella vista è stata quella delle castagne cotte con il  sale ( le avete mai mangiate cotte così? Sono buonissime e morbide) e le nocciole di Alba in bella mostra.

Un simpatico signore che dalla sua altezza sorrideva e suonava bella musica mi ha fatto fermare per un attimo

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Mentre si camminava ho scovato un negozio interessante. Una enolibreria, libri, vino e cibo tutto insieme negli antichi locali.

E poi lui, il tartufo declinato in mille modi: nei tortellini del plin, a dare aroma ai salami, accostato al formaggio o nature da affettare con semplicità su un bel piatto di tagliatelle o un uovo al tegamino. Per gli amanti del tartufo una vera festa

Io che lo amo si e no mi sono rifatta assaggiando un pezzetto di panettone

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e acquistando una deliziosa alzatina rosso Natale per i tartufi al cioccolato e le noci di marzapane che fanno parte del menù di casa Rossi nel periodo natalizio

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perchè come sapete il Natale si avvicina, io non mi distraggo e continuo con i preparativi…. 🎄😊

 

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