Boston (prima parte)

Ve lo avevo promesso e ogni promessa è debito! Oggi comincerò a raccontarvi cosa ho fatto in tutti questi mesi in cui ero silente 😉

Abbiamo abbandonato New York per brevi periodi, ma solamente una volta per una vacanza vera. (le altre abbiamo solo “cambiato aria.” Mio marito continuava a lavorare mentre io ero in quasi vacanza)

Dove siamo andati? Abbiamo deciso di visitare Boston e il Maine e la scelta è stata azzeccata.

Boston mi piace da sempre, è la citta più antica degli Stati Uniti, è elegante, è famosa per le sue università ( Harvard e il Mit ) e conserva intatto il fascino regalatole dagli anni e dagli eventi storici che si sono svolti qui.

È la città da cui partirono le lotte per l’indipendenza dagli inglesi. La culla della Rivoluzione Americana, la città dove si è proclamata la Dichiarazione di Indipendenza e dove è nato John Fitzgerald Kennedy uno dei protagonisti della storia contemporanea americana.

È la seconda volta che veniamo a Boston, la prima avevamo i bambini alle elementari ( quindi diciamo quasi 30 anni fa?) ma ho ritrovato intatta la sua allure europea, la semplicità con cui si riesce ad attraversarla e la gentilezza dei bostoniani.

La partenza di questo viaggio è stata in salita. Tempo uggioso e qualche difficoltà con il noleggio della macchina ma dopo un percorso ad ostacoli siamo arrivati in hotel.

Abbandonati i bagagli nella stanza, ci siamo catapultati fuori. Ci sono mille cose da vedere e da fare a Boston.

Poco distante dal nostro albergo abbiamo trovato una strada deliziosa e piena di ristorantini, piccoli negozi, persone sedute ai tavolini o che curiosavano le vetrine (me compresa). C’era il sole del tardo pomeriggio, un’aria di vacanza e Newbury street è stata il biglietto da visita ideale.

newbury street e le sue casa di mattoni
i negozi e i ristoranti

Rientrando verso il nostro hotel abbiamo percorso la Boylston street e, oltre ad ammirare i vari edifici, i miei occhi hanno riconosciuto il nome di un negozio che c’è anche a New York: RH ( Restoration Hardware). Uno dei negozi di arredamento che preferisco anche perché la loro merce è esposta all’interno di edifici particolari. A Boston infatti hanno scelto lo spazio che fu del Museo di Storia Naturale. Una vera chicca!

RH Boston
un’ambientazione da Restoration Hardware
ed ecco un filmato dell’ interno

Sulla Boylston Street è stato eretto un monumento in ricordo delle vittime dell’attentato terroristico avvenuto durante la maratona del 2013. Vi morirono 3 persone, molte rimasero ferite e vederlo mi ha riportato indietro nel tempo e fatto venire la pelle d’oca.

Il tempo di attraversare la strada ed eccoci in albergo e pronti per la cena da Abe & Louies, un ottima steak house proprio di fronte al nostro hotel, e la giornata è volata via…

To be continued…

foto @mypiesite

La vita di un “assegnato”

Vivere all’estero, e nello specifico a New York, ha parecchi vantaggi. Conosci culture e usi diversi dai tuoi, impari una lingua che ti servirà per comunicare pressoché in qualsiasi luogo del mondo, scopri angoli sconosciuti ai più, conosci persone interessanti e che potrebbero entrare nella tua vita e non uscirne più.

Oggi stavo parlando al telefono con una cara amica e le stavo dicendo che questo pomeriggio avrei avuto una “call” con la persona che ci avrebbe aiutato nel processo di rientro in Italia. Ebbene sì siamo vicini alla fine della nostra assegnazione.

Sono contenta? Sì.

Sono dispiaciuta? Sì

Sono un mix di emozioni in questo istante…

Le dicevo che ho voglia di tornare a casa mia. Di abbracciare tutta la mia famiglia, di coccolare Margherita (mamma e papà siete avvertiti 😇) di cucinare cene e pranzi per amici, di stare in giardino a piantare fiori, di mettermi in poltrona con il camino acceso e di assaporre una tazza di tè mentre fuori piove, di…. Ho così tante idee e così tanti progetti! ma mi spiace lasciare questa città.

L’idea di abbandonare New York e gli amici, di non poter ammirare i tramonti dalle mie finestre, di lasciare questo appartamento che mi sono divertita ad arredare e a fare nostro, di uscire e non trovare più il caos (sì ora è tornato il caos della città pre-covid, mancano solo i turisti ma vi assicuro che spostarsi in macchina è diventato “un delirio” ) bhe questo e molto altro mi mancheranno.

E allora? Allora penso che sfrutterò al massimo i due mesi che restano, che farò tutto quello che prima posticipavo. Saranno due mesi intensi e molto divertenti (se eviterò di pensare al trasloco e tutto ciò che comporta o se sarò brava ad organizzarmi bene…)

Vi racconterò quello che succede nella mia vita e quello che è successo nei mesi in cui mi sono eclissata da questo mio angolo. Ho cose belle da dirvi! Vorrei farvi vedere con i miei occhi gli Stati Uniti e tutto quello che si può scoprire in un paese che ti accoglie e che riserva mille sorprese.

Se la cosa vi incuriosisce io vi aspetto qui 😉

pic Pinterest

Buongiorno!

Si buongiorno a tutti! È una vita che non mi faccio viva… sono successe mille cose di cui vi racconterò: viaggi, scoperte culinarie, momenti di riflessione, gioia, cambiamenti…

Di solito i buoni propositi partono dal primo gennaio o al massimo dal primo settembre quando si torna dalle vacanze e tutti abbiamo quello sprint che ci hanno regalato le giornate di relax, io invece parto da oggi 11 agosto.

Quali saranno i miei buoni propositi? Sì perché ovviamente solo uno non mi basta 😇 dunque… vorrei tornare a stare in vostra compagnia con una certa regolarità e, udite udite, questa mattina mi sono messa a fare 20 minuti di yoga.

Per una come me che lo ha sempre snobbato vi assicuro che è un gran cambiamento. Ovvio che non abbandono la mia amata corsa ma forse l’età ed il mio fisico cominciano a dirmi qualcosa a voce abbastanza alta, tipo che me lo stanno urlando! 😂😂😂😂

Bhe la prima sessione di yoga è andata. Una fatica inaspettata e la realizzazione che sono una sequoia. E se mi conoscete almeno un po’ sapete che la cosa da un lato mi sgomenta ma dall’altro mi da una carica pazzesca. Avrò molto su cui lavorare ma la cosa non mi preoccupa più di tanto.

Sapete cosa mi è piaciuto di più di tutta la sessione? Il defaticamento finale perché ero sudata come dopo una corsa ma stavo beatamente rilassandomi al suono di una bella musica, un sogno!

E voi come state? Cosa è successo in tutti questi mesi in cui mi sono data alla macchia? Cose belle? Spero di sì. Forse anche qualcuna più faticosa e che ci vorremmo lasciare alle spalle, ma questa è la vita e fa affrontata sempre! (aggiungo che se riusciamo a farlo con un sorriso è anche più facile)

Un grande abbraccio a tutti. A presto!

foto apertura @mypiesite

Megxit

Non ho visto l’intervista dei Duchi di Sussex nel momento in cui è andata in onda ma l’ho registrata e devo dire che non è stata una vera sorpresa…. Sono state fatte parecchie accuse (ecco perché non mi ha sorpresa, me le aspettavo) ma quello che ho sentito, se vero al 100%, è effettivamente terribile.

L’ambientazione, le espressioni dei volti dei protagonisti ( intendo anche quelle di Oprah Winfrey, una fra le donne più potenti della televisione americana), le parole dette mi hanno fatto pensare: ” sì, siamo a Hollywood” dove ogni cosa viene spettacolarizzata.

In realtà credo che, se davvero tutte le parole pronunciate da Meghan e da Harry sono vere, la loro vita a Buckingham Palace non è stata proprio facile.

Non sentirsi accettati è doloroso e anche non trovare una sponda sicura nella propria famiglia è affare difficile da metabolizzare. Direi che la situazione era, ed è, particolarmente complicata…

Generalmente prima di dare giudizi mi faccio la domanda: ” se ci fossi io come reagirei?” Onestamente in questo caso non mi ci posso proprio mettere nei loro panni.

La famiglia reale è cosa distante da ognuno di noi, ha delle regole incomprensibili ai più, ha tradizioni che devono essere rispettate anche se forse sono ormai obsolete, le libertà personali sono molto limitate e la vita patinata che ci viene presentata dalla stampa forse non è così divertente ma….

Ma non capisco perché voler assestare un colpo così pesante alla propria famiglia di fronte al mondo. Per rivalsa? Per voler imporre dolore a chi ne ha causato? Per allontanarsi definitivamente da chi si aveva già lasciato? Per rinnegare il passato che fa parte di noi e che ci ha fatto diventare chi siamo?

La maggior sorpresa è stato Harry. A dire la verità Meghan l’ho sempre vista come una donna con idee molto chiare e con obbiettivi certi a cui arrivare. Sicuramente il principe ha fatto quello che ogni marito avrebbe fatto: ha difeso la moglie e la propria famiglia, chapeau! La sorpresa viene dai modi usati, non particolarmente… reali.

Sono curiosa di vedere cosa succederà.

Una quasi certezza c’è. Sembra che siano stati pagati 7 milioni di dollari per l’intervista. Dobbiamo credere che il vile denaro abbia influito? Io spero che il motivo non sia questo e resto convinta che il dolore non vada mai spettacolarizzato. Voi cosa ne pensate?

Siamo fatti di ricordi

Questa mattina è un po’ così… Sarà questo inverno che non finisce e che sento pesante sulle spalle o sarà un po’ di malinconia di quello che non c’è più.

Non mi sto lamentando, so che nella vita le cose si modificano o finiscono, so che avrò modo di iniziarne altre e so anche che i ricordi sono dei punti di partenza…. Ci avete mai pensato?

Siamo fatti di ricordi. A volte non ce ne rendiamo conto ma le nostre azioni sono intrise di insegnamenti che ci sono arrivati e che abbiamo fatto nostri, sovente sono bellezza, bellezza e lusso di potersi perdere nella malinconia del passato che diviene il nostro presente e da cui possiamo crearne uno nuovo per poi poterlo ricordare.

Il mio amore per passeggiare all’aperto è ciò che facevo da bambina con mio papà, preparare la crostata alla marmellata di albicocche è un ripetere quello che faceva mia mamma, l’amore per la lettura o l’arte potrebbe derivare da ciò che facevamo con qualcuno a noi caro o con cui abbiamo passato del tempo.

I ricordi sono gentilezza, sono viaggi nella memoria, sono momenti andati ma che possiamo rivivere mille volte. Sono profumi, suoni, azioni, sono luoghi, foto del passato che ci fanno compagnia, sono esperienze dolorose che ci hanno insegnato qualcosa, sono immagini di felicità da cui possiamo attingere forza in momenti più tristi.

I ricordi sono segni della vita che passa ma che ci hanno fatto diventare quello che siamo. Facciamone tesoro.

foto @pinterest

Sognare le vacanze…

Mi piacerebbe fare qualcosa di proibito… o perlomeno proibito in questi momenti di pandemia!

Sogno di essere su una spiaggia con di fronte il mare cristallino, la sabbia bianca ed il sole che mi scalda. ( questa mattina sono uscita a fare la spesa e a New York nevica… ora capite meglio il mio desiderio?)

Sogno di essere in mezzo al deserto in una tenda dei famosi uomini blu, i Tuareg. Ascoltando il vento del deserto oppure seduta sulla sabbia a contemplare le stelle.

Sogno di essere in una baita in alta montagna ad Agosto, davanti ad una polenta taragna e con il rumore dei campanacci delle mucche come musica di sottofondo.

Sogno di essere in Giappone quando ci sarà la fioritura dei ciliegi oppure in un monastero di monaci dove tutto è pace e silenzio, ci si alza alla mattina presto e si mangia nelle ciotole.

Sogno di poter visitare la Scozia quando è tutta rosa di erica e gli occhi vedono colline, valli e fiumi.

Sogno di andare a Chicago a rivedere questa città che mi affascinò tantissimi anni fa (forse questo è l’unico sogno possibile…. perché, per ora, se usciamo dagli Stati Uniti non possiamo più farci ritorno se non grazie ad un particolare permesso che viene rilasciato in casi particolari)

Sogno di visitare l’Australia e l’Alaska

Sogno, sogno, sogno…

Sul New York Times ho letto che è OK anzi che è BENE sognare: “SOGNARE È UN’IMPORTANTE FONTE DI GIOIA E PIACERE.” ( quindi facciamolo senza vergognarci troppo 😉)

Secondo uno studio fatto dalla dott. ssa Dunn dell’università della British Columbia, quando ricominceremo a viaggiare dopo aver passato molti mesi senza la libertà di poterlo fare, ritornemo ad apprezzare anche semplici weekend passati non troppo distanti da casa e ci sembrerà, comunque, di toccare il cielo con un dito.

Quindi, solo per divertimento dove vi piacerebbe passare la prima vacanza vera? Un particolare hotel? A casa di parenti/amici? Una spiaggia deserta? Me lo raccontate qui sotto?

Sognare non costa nulla e regala gioia!

Foto @Pinterest

Chenedi o Canederli?

Sapete la differenza fra queste due parole? Nella realtà si tratta della stessa ricetta ma a Cortina d’Ampezzo si conoscono come Chenedi.

I Chenedi sono i buonissimi gnocchi di pane che si gustano in mille modi diversi: con il brodo, al burro fuso e formaggio, con il sugo di carne, con il pomodoro…. a voi la scelta.

Come mai oggi vi parlo dei Chenedi?

Due i motivi.

Il primo: ho partecipato ad una trasmissione di cucina in cui si parlava della cucina della “Land of Venice” come la conoscono qui in America. La Italy America Chamber of Commerce organizza delle Master Chef Classes per promuovere piatti e prodotti tipici della cucina di alcune regioni italiane. Due bravi e simpatici chefs hanno cucinato due piatti del Veneto. Io sono stata intervistata dal presidente della Camera, mio caro amico Alberto Milani, a parlare di piatti e tradizioni della cucina veneta. Agitazione a mille….

Il secondo: ieri ho visto in televisione le bellissime immagini di Cortina che ospita la Coppa del Mondo di sci. Che nostalgia delle nostre belle montagne italiane e di tutto il cibo che si mangia da noi!…

Comunque se vi interessa vi passo la ricetta che faccio seguendo fedelmente quanto scritto sul mio vecchio libro di cucina ( quello che mi ha regalato un’amica circa 30 anni fa)

Ingredienti:

  • 180 gr. pane bianco raffermo
  • 180 ml. latte
  • 100 gr. speck
  • 100 gr. farina bianca (piuù una manciata per la spianatioa)
  • 35 gr. salumi misti
  • 2 uova
  • 1500 ml. brodo di pollo
  • erba cipollina
  • prezzemolo
    sale
  • Come si fa: In una grande ciotola, sbattere le uova con il latte, un pizzico abbondante di sale, unire qui di il pane fatto a dadini e farlo ammorbidire per circa 15 minuti. Amalgamare al composto lo speck ed i salumi tagliati a dadini, un mazzetto di erba cipollina ed il prezzemolo tagliati fini. Regolare di sale prima di aggiungere la farina e mescolare bene. A questo punto traferire l’impasto su una spianatoia e suddividere l’impasto in 8 parti uguali. Formare degli gnocchi rotondi arrotolandoli nelle mani. Gettarli nel brodo in ebollizione e cuocerli per almeno 20 min. su fuoco moderato. Servirli nel brodo oppure asciutti a vostra scelta ( ottimi anche conditi con un trito di speck e cipolla soffritti in abbondante burro)
  • Enjoy!

    San Valentino: si o no?

    Si sì, lo so che è una festa commerciale, che l’amore dovrebbe essere festeggiato tutto l’anno, che fiori, cioccolatini e bigliettini vi possono sembrare ridicoli se presentati solo il 14 Febbraio, ma io quest’anno ho deciso che festeggerò San Valentino. Festeggerò l’amore. Quel sentimento che sembra scontato ma scontato non è!

    Lo scorso anno è stato un anno difficile sotto molti aspetti, quando finalmente è arrivato il 2021 ho festeggiato (giuro ho davvero festeggiato il suo arrivo) e sento di dover dire grazie a chi si è preso cura di me durante questo orrendo 2020.

    Voglio festeggiare con chi per tutto l’anno sopporta i miei mille difetti, mi rimette in pista quando deraglio, mi fa ragionare quando non ne ho voglia, mi fa ridere o sorridere a seconda delle situazioni e con cui anche mi accapiglio. Si bisogna festeggiare l’amore e anche chi lo dimostra in mille modi, mi sembra giusto.

    A NY i ristoranti hanno organizzato degli spazi all’aperto dove cenare, ( perché all’interno non si può mangiare…) ma fa freddo specialmente alla sera, e così ho deciso che preparerò a casa una tavola per due, un fiore sul tovagliolo ed una candela accesa.

    A differenza dall’Italia negli Stati Uniti la festa di San Valentino è una giornata dedicata all’amore in generale e non solo a quello di coppia.

    I bambini portano a scuola bigliettini per la maestra e per i compagni. Le pasticcerie ed i supermercati offrono dolci, biscotti e cioccolatini spesso a forma di cuore, nelle vetrine dei fiorai ci sono mazzi di fiori preparati per questa giornata, (avete ragione, qui è decisamente una festa commerciale!)

    Ma visto che mi sono americanizzata vorrei dedicare anche a voi questa festa. A voi che mi seguite sempre nonostante le mie fughe, che chiacchierate con me, che passate a leggere queste righe.

    Anche a voi voglio davvero dire Grazie!!! e buon San Valentino !

    P.S. Ma a proposito voi festeggiate San Valentino?

    Foto @Pinterest

    Spaghettoni ai funghi

    Oggi è una giornata perfetta per stare in casa, anzi per mettersi ai fornelli. Fuori nevica, sapete quei bei grandi fiocchi bianchi che si adagiano volteggiando su tutto? Strade, steccionate, alberi… Siamo venuti a trovare Alessandra per il weekend e così tutte e due abbiamo deciso di metterci in cucina.

    Cosa abbiamo preparato? Una ricetta trovata su un vecchio libro di cucina. Ricetta scelta da Alberto. Il titolo diceva Bucatini agli ovoli, che noi abbiamo cambiato in Spaghettoni ai funghi ( per mancanza di ovuli e di bucatini 😉😂😂)

    Questo piatto è stato una piacevole sorpresa perché non avevo mai trovato una ricetta che mettesse assieme ai funghi anche acciughe e tonno. Beh, risultato sorprendente e piatto che rifarò.

    Ecco la ricetta

    Ingredienti per 4 persone:

    • 400 gr. bucatini (spaghettoni)
    • 500 gr. ovoli (nel nostro caso funghi misti)
    • 1/2 spicchio di aglio
    • 4. filetti di acciughe ben puliti
    • 100 gr. tonno in scatola
    • olio, sale e pepe
    • prezzemolo
    • parmigiano grattuggiato

    Come si fa: Pulire i funghi, lavandoli velocemente e tagliandoli a fettine piuttosto sottili. In un largo tegame mettere 4 cucchiai di olio con l’aglio e fare imbiondire. Unire i filetti d’acciuga, cercando di ridurli in pontiglia con l’aiuto di una forchetta. Aggiungere il tonno spezzettato ed i funghi. Salare e papare. Coprire con un coperchioe cuocere a fuoco lento per 20 minuti. (se necessario aggiungere un pochino d’acqua). Nel frattempo lessate la pasta in acqua bollente salata. Quando è al dente, trasferirla nel tegame dei funghi e amalgamare bene con fiamma media.( io ho aggiunto un pochino di acqua di cottura e ancora qualche cucchiaio di olio) Spegnete e finite con una bella dose di parmigiano e il prezzemolo tritato.

    Enjoy!

    La boule de neige

    Le ho sempre amate. Sin da quando ero bambina mi fermavo ad osservarle, la nonna ne aveva una abbastanza grande che sistemava sul piccolo tavolo dell’anticamera

    Le boule de nèige sono sempre state fra le cose che mi dicevano : Natale in arrivo.

    Quelle piccole sfere di vetro sanno catturare la magia del Natale. Una volta capovolte i minuscoli fiocchi di neve avvolgono gli oggetti che si trovano all’interno ed io vengo trasportata in un mondo un po fiabesco dove c’è calma , dove tutto è innocente e puro come la neve bianca, dolce, delicato, leggero… dove il suono del carillon mi da serenità, mi riporta bambina e mi fa sognare.

    Ho trovato questa fiaba natalizia che parla di una boule de neige. Ve la propongo, magari piace anche a voi . L’ho trovata sul blog https://www.milibroinvolo.it di Domizia e nel frattempo vi abbraccio

    La boule de neige 

    Domizia Moramarco

    Visse quella giornata nella certezza che qualcosa di straordinario le sarebbe accaduto. L’ultimo mese dell’anno era da poco iniziato e a Miriam era stato imposto di consumare le settimane di ferie prima dell’arrivo del Natale. Si era dedicata, così, alle faccende domestiche con consueta abitudinarietà, mentre una voce dal profondo le sussurrava che quello sarebbe stato il giorno. La sua vita non era mai stata sconvolta da eventi clamorosi, o forse Miriam evitava di incorrervi, dato che si ostinava a definire la sua esistenza “un mare piatto”, consapevole che sotto quella lastra, indurita e trasparente, si annidava un popolo di creature selvagge, di cui lei aveva paura. Non voleva affacciarsi a guardare, nel timore di venire risucchiata in quel mondo sconosciuto. A volte, in punta di piedi, ne sfiorava la superficie, per poi ritrarsi, rapidamente. Lo aveva fatto anche quando il ragazzo timido dagli occhi verdi della libreria le si era avvicinato, chiedendole di uscire assieme.

    Si erano visti una sera, lui l’aveva portata al cinema e si erano seduti nelle file più lontane dal grande schermo, in un angolo buio dove potevano contare le ombre davanti a loro, disegnandone i contorni con le dita. All’improvviso, il ragazzo le aveva posato la mano sulla sua. Lei lo aveva lasciato fare, mentre un piccolo pesce rosso si era improvvisamente affacciato dalla lastra, creando una crepa che le aveva fatto sussultare il cuore, come nessuno mai era riuscito fino ad allora. Quando poi, il sospiro del ragazzo si era fatto più intenso e, timidamente, aveva avvicinato le labbra alle sue fino a sfiorarle, Miriam aveva sentito uno schianto profondo su quella lastra e per un attimo le era sembrato di affogare. All’improvviso riemerse, aprì gli occhi e, di fronte a quelli chiusi del ragazzo, capì che non ce l’avrebbe fatta a salvarsi dalla minacciosa marea in arrivo. Così, si era alzata ed era fuggita via, correndo. Non seppe mai se il ragazzo l’avesse rincorsa, o meno. Si era nascosta nella toilette e ne era uscita solo poco prima che il cinema chiudesse i battenti.

    Non frequentò più l’università, ma si cercò un lavoro su turni, optando per quello notturno. Scomparve, così, alla vista della città.

    Quando di giorno tutti aprivano le finestre sulla loro vita, lei chiudeva le sue e si rannicchiava nel letto, sprofondando in un sonno infinito. E di notte apriva l’uscio per scappare furtivamente con la sua utilitaria sgangherata verso la fabbrica, a molti chilometri dal paese. Riponendo un tappeto dalla trama pesante sulla lastra sotto di lei, si era congedata per anni dalla vita.

    Quella mattina, però, qualcosa si stava sgretolando sotto i suoi piedi, lo sentiva. A sera, guidata da un istinto da automa, afferrò dall’armadio il cappotto rosso che non indossava quasi mai e, chiusa la porta alle spalle, cominciò a percorrere il viale alberato che conduceva nel centro storico del paese. Stringendo il bavero sul collo, sfidò la piccola tormenta di neve che si era sollevata improvvisamente.  Si smarrì e, colta da un inaspettato tremore, ripercorse un portico che aveva dimenticato esistesse, più e più volte.

    D’improvviso, una fioca luce zampillò dal vetro di una vetrina. Miriam seguì quella piccola scia luminosa che la chiamava a sé. Giunta dinanzi al negozio, fu accecata da un bagliore improvviso. Coprendosi gli occhi con le mani, avvicinò il naso al vetro e allora la sentì ancora quella vocina profonda che l’aveva assillata per tutto il giorno.

    “Sono qui – diceva – prendimi”.

    E Miriam allungò la mano e il vetro si infranse.

    Il mattino seguente, il corteo di nuvole che avevano offuscato il sole il giorno prima fece spazio a un sole regale che sciolse i rimasugli della neve caduta durante la notte. Era una domenica di dicembre che annunciava l’atmosfera natalizia e i primi acquirenti compulsivi si erano riversati per le vie del centro alla ricerca dei loro doni.

    Una manina appiccicaticcia batté sul vetro di una vetrina e, lungo il portico, echeggiò una vocina stridente: “L’ho trovato mamma! Il mio regalo di Natale è qui!”

    La donna che accompagnava la bambina spinse il suo braccio nascosto da un morbido manto di pelliccia verso la vetrina del negozio e esortò la figlia a entrare nel locale.

    “Posso esservi utile?”, chiese il negoziante con tono gentile.

     “Vorremmo acquistare una boule de neige” rispose la donna.

    “Ve ne mostro qualcuna in particolare?”

     “Sì, mia figlia ha scelto quella lì in alto” e così dicendo indicò la boule de neige posta al centro del robusto scaffale di legno, tra due bambole di porcellana dagli occhi verdi e le labbra dipinte di rosso.

    Il negoziante si sollevò sulle punte e afferrò il gingillo, smuovendo fiocchi di una sottile polvere glitterata, mentre una fanciulla in miniatura, avvolta nel suo pesante cappotto rosso, rimase a testa in giù per alcuni secondi.

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