Canticchiando

Cosa fate quando siete felici (e magari non lo sapete)?

Io canticchio…

Me ne sono accorta proprio ieri mentre stavo passeggiando per i carruggi genovesi.

Respiravo l’aria profunata e tiepida, davo la mano a mio marito e canticchiavo.

Ci vuole poco a volte per essere felici. Ritornare a Nervi, passeggiare di fronte al mare, mangiare pansotti al sugo di noci e una fetta di focaccia mi ha fatto quell’effetto.

Buon weekend amici cari. A presto

Fa la la la la….

Occhi belli

Potete immaginare di chi sono quegli splendidi occhioni blu…

Sono occhi limpidi, curiosi, innocenti.

Sono occhi che mi ricordano il colore di quelli del mio papà, blu intenso e che a seconda della luce cambiano sfumatura. Sono gli occhi di tre dei quattro nonni (sappiate che mi fa ancora effetto usare questa parola) sono i bellissimi occhi della mamma….

Sono occhi attenti, che non ti lasciano un secondo e che sembra ti studino (speriamo di passare l’esame). Sono occhi che ti stregano e ti fanno innamorare perdutamente…

Gli occhi sono lo specchio dell’anima…

così ho sempre sentito dire e credo sia vero.

Gli occhi assieme alle mani ed al sorriso sono quello che osservo per prima cosa in una persona.

Il sorriso mi lascia intendere se chi ho di fronte è una persona garbata, dolce, ben disposta verso gli altri (di solito i musoni sorridono raramente, ad esempio)

Le mani sono un po la mia fissazione, le osservo spesso. Le mani ci parlano della persona che abbiamo di fronte, ci dicono che lavoro fa, se è ansiosa o insicura, metodica o generosa. Credo che mani curate siano segno di rispetto verso se stessi e verso gli altri ma anche il modo di muoverle o di posarle ci svelano l’identità del legittimo proprietario.

Ma tornando agli occhi ne ho visti di ridenti, di seri o pensierosi, di scanzonati e divertiti che guardano al mondo con con un briciolo di ironia (che a volte non guasta). Mi è capitato di incontrare anche occhi sfuggenti che non vogliono farsi leggere o occhi tristi che sembrano avere abbandonato interesse perché la vita non sempre è facile. Ho incontrato tanti occhi felici e luminosi, occhi gentili e caritatevoli, occhi sorridenti e dolci…. Si gli occhi sono il nostro specchio, ne sono convinta.

Avevo scritto un articolo, tempo fa, (https://mypie.site/2019/10/28/pensieri/) in cui parlavo di un giovane uomo che viveva per strada sotto casa nostra a NY. I suoi occhi erano attenti e vivaci e in completa dissonanza con la vita che stava vivendo. Mi ero posta delle domande perché il suo sguardo era scanzonato ma non rassegnato, mi sembrava che accettasse di buon grado la scelta fatta ma senza per questo rinunciare a vivere con interesse ogni giorno. Sì i suoi occhi avevano una luce che non si coglie sempre e mi dispiacevo della sorte che gli era toccata.

Voi avete mai osservato gli occhi delle persone? Davvero raccontano tanto! Bisogna solamente avere la curiosità e la volontà di osservarli per capire un pochino più a fondo chi abbiamo davanti.

Voi lo fate mai?

p.s. mi ricordo che quando i miei figli erano piccoli gli dicevo che potevo vedere le bugie nei loro occhi. Mi prendevano sul serio e così quando me ne stavano raccontando qualcuna li chiudevano. Se ci ripenso oggi mi viene da ridere ma anche allora avevo difficoltà a restare seria. ☺️

No time to die

Buona domenica a tutti! Come state? Io sto arrivando alla fine del mio soggiorno Newyorkese… e a dirvi la verità con un certo dispiacere ma di questo vi parlerò in un prossimo post.

Oggi invece vi racconto dell’ultimo film di James Bond.

Siamo andati a vederlo la settimana scorsa. Innanzitutto è stato un avvenimento rimettere piede in un cinema e che cinema! Poltrone super imbottite e che ti permettevano di allungarti e metterti in posizione di super relax, splendido vedere un film così comodi! Era più di un anno e mezzo che non andavamo al cinema e per l’occasione abbiamo deciso per un film che potesse piacere ad entrambi: un film d’azione.

Daniel Craig sarà un agente 007 che mi dispiacerà non trovare più sugli schermi ma sono curiosa di sapere chi lo rimpiazzerà.

La trama di No Time to Die però non mi ha completamente “presa”

Vi faccio solo un veloce riassunto, perché non voglio spoilerare tutto. Nell’ultimo episodio della serie vediamo un Bond che ha lasciato il servizio attivo e si gode una vita tranquilla in Giamaica. La quiete però viene interrotta quando il suo vecchio amico della CIA Felix Leiter ricompare chiedendogli aiuto. La missione per liberare uno scienziato dai suoi sequestratori si rivela però molto più rischiosa del previsto, portando Bond sulle tracce di un misterioso criminale armato di una nuova e pericolosa tecnologia.

Fra le prime bellissime immagini troviamo Matera, città affascinante di per se con i suoi Sassi e qui troviamo un Agente 007 che corre fra le strette stradine su una super macchina in compagnia di Léa Seydoux ( piccolo inciso, sapete che Léa è stata compagna di mio figlio Tommaso al liceo di Parigi?)

Proprio questo correre sempre fa riflettere sul titolo No time to die. Il Tempo è il vero protagonista del film, ( oltre alle sparatorie, le acrobazie e ai luoghi da sogno dove il film è girato) Il tempo lo diamo sempre per scontato ma nella realtà non lo è. Ci avete mai pensato?

È una di quelle cose che non puoi possedere ma puoi però usare. Non puoi conservare ma puoi spendere bene e una volta che l’hai perso non puoi più averlo indietro.

Sarà questo pensiero sul trascorrere del tempo che mi ha fatto sembrare questo film più poetico e struggente del solito? O sarà il suo finale?

Nel contesto No time to die ha raggiunto una sufficienza piena ma non mi ha soddisfatto al 100%. E per dirla tutta anche il fatto che non troverò Daniel Craig che dirà: My name is Bond, James Bond può aver contribuito

Lo avete visto? Mi raccontate le vostre impressioni? Le attendo nei commenti ☺️

Caro Ottobre…

… in questo istante non so se mi piaci come sempre.

Ti ho sempre amato perché porti con te ricordi di una Gisella bambina che mangiava castagne in piazza del Duomo con i nonni, che faceva i compiti sui quaderni nuovi (si io appartengo alla schiera di bambini che iniziavano la scuola a Ottobre), che andava a raccogliere le mele nel giardino di zia Anita perché poi Anna Teresa faceva la sua Tarte e la mangiava con gusto seduta al tavolo dei bambini.

È arrivata poi la Gisella che andava con le amiche a comperare il nuovo maglioncino per le feste del sabato pomeriggio (perché io alle feste andavo al sabato pomeriggio e qualche volta alla sera con rientro a casa alle 11…)

Poi facendo un gran balzo in avanti con il tempo, mi ricordi la Gisella mamma, che in Ottobre ricominciava a fare il taxi perché partivano le attività sportive e allora piscina e scuola calcio oppure tennis e lei sempre ad accompagnare o ritirare qualcuno, sempre avendo in borsa una merenda veloce o un succo di frutta, faceva i compiti con Niccolò e Tommaso e gli cucinava quello che loro desideravano di più (ma anche quello che non amavano proprio 😇)

E continuando a fare balzi giganti è arrivata la Gisella che 3 anni fa con entusiasmo si è messa a cercar casa a New York, a pensare al trasloco, a comperare mobili, oggetti e tutto quello che ha fatto diventare il suo nuovo appartamento la home americana.

E siamo arrivati alla Gisella odierna, che sta cercando di vendere i mobili che non può portare in Italia, ha una casa abbastanza caotica, dove le pigne di documenti, maglioni e lenzuola cominciano a spuntare ovunque, che è fisicamente già provata (e le mancano ancora 3 settimane al trasloco… ma terrà botta) e che pensando che siamo ad Ottobre viene colta da malinconia perché sa che abbandonerà un pezzetto di cuore sul suolo americano, come le è sempre successo quando ha chiuso la porta di casa tutte le altre volte.

Quindi, caro Ottobre, mi capirai se quest’anno per te ho sentimenti contrastanti ma ti do comunque il benvenuto perché so bene che alla fine mi serberai cose belle e mi dimenticherò, come sempre, delle fatiche, dei contrattempi e dei disagi che incontrerò in questi prossimi giorni.

Chiudo questo mio messaggio personale a te con un sorriso e strizzandoti l’occhio perché mi devi dare una mano a superare il caos che sarà la mia vita prossimamente e perché voglio trovare il tempo di ammirare quello di bello che tu regali, e allora alla fine di dico:

Gisella

Foto @pinterest

Chicago, la città dove vivrei

Non è la prima visita che faccio a Chicago. Ci andammo anche con i bambini. L’ho vista in inverno con un freddo micidiale, con il vento gelido che ti sferza il viso e congela le mani, l’ho vista in compagnia di chi ci veniva a trovare quando vivevamo in Minnesota tanti anni fa e l’ho rivisitata nel weekend del mio compleanno (cioè ieri l’altro)

Chicago è senza dubbio la città dove vivrei se dovessi ritornare qui in America. È bella, ordinata, pulita, dinamica, meno chiassosa di New York ma con quasi tutto quello che trovo nella grande mela.

La volete conoscere un pochino?

Ho fatto foto e chilometri a piedi. L’ho vista dall’alto dei grattacieli, da una barca a filo d’acqua e anche mettendo i piedi su un segway per spostarci in velocità . Sono stati 4 giorni intensi ma bellissimi in compagnia di amici che hanno festeggiato assieme a me i miei 60 anni. Ci sono stati risate (da parte di tutti) e commozione (da parte mia) e ora smetto di blaterare e vi parlo di lei, Chicago

Arrivati all’aeroporto Chicago O’Hare e diretti in città: due i modi per arrivare in downtown: Con i mezzi pubblici (c’è una linea di treno e metropolitana che vi fa arrivare in circa 45 min) o con un taxi/uber ( che però a seconda dell’orario in cui atterrate può metterci di piu)

Noi abbiamo fatto un mix: treno sino a Grand Blue metro station e poi abbiamo chiamato un Uber per arrivare al nostro albergo.

Siamo stati da EMC2 hotel. Un boutique hotel molto carino e splendidamente posizionato, si raggiungono molti luoghi da visitare a piedi.

I palazzi che si vedono in città sono diversi fra di loro ma hanno un filo che li collega tutti. Gli architetti che li hanno pensati e creati hanno tenuto conto di parecchie particolarità di questa città e hanno costruito, a mio avviso, uno fra gli skyline più belli in assoluto.

Chicago è stata distrutta da un fuoco che la bruciò quasi completamente nel 1871. Una “voce locale” racconta che l’incendio si è sviluppato a causa di una mucca che diede un calcio ad una lanterna da cui prese fuoco la paglia della stalla in cui stava e da qui si propagò a tutta la città.

Nella realtà si pensa che la causa sia stata la grande siccità che colpì la città nel periodo estivo, il grande numero di edifici in legno che la formavano e il forte vento tipico della zona. Fatto sta che il fuoco, durato 3 giorni, la distrusse quasi completamente. Venne ricostruita più sicura e più grande.

Questa città alla sera ha fascino da vendere con i riflessi del sole al tramonto e le mille luci che la illuminano quando il sole non c’è più.

Cosa vedere in questa città?

La Willis Tower è una delle visite che consiglio. Questa altissima torre che portava il nome di Sears Tower è stata sino al 1998 il più alto edificio del mondo grazie ai suoi 110 piani. Perché visitarla? perche al 99esimo piano si trovano 5 piccoli terrazzi tutti di vetro che sono a sbalzo rispetto la facciata. Mettere i piedi lì fa un certo effetto ma vi garantisce una vista pazzesca!

Un’altra esperienza che non potete mancare è la crociera di 2 ore sul fiume. La River Cruise è un’idea da non sottovalutare se vi interessa conoscere la storia di alcuni palazzi che costeggiano il corso d’acqua. Avere una guida che spiega e racconta anche gli aneddoti che sono legati ad alcuni grattacieli è davvero prezioso e fa la differenza. Sapere che un building ha nelle sue fontamenta quantità esagerate d’acqua (hanno detto anche quanta ma non mi ricordo….) per fare in modo che lo stabile resti in assetto durante le giornate di vento forte è una delle tante scoperte… È in assoluto una fra le cose che consiglio di più se intendete visitare Chigago e dove ho scattato le foto più belle, guardate

Chicago è bella di giorno come di sera. La vista dal ristorante dove abbiamo cenato il Signature Room at the 95th e dove ho festeggiato il mio compleanno è incredibile. Per puro caso abbiamo assistito anche a uno spettacolo di fuochi d’artificio che hanno reso la serata ancora più speciale (e che mio marito ha cercato di “far passare” come sua idea per festeggiare i miei 60 anni fra le risate di tutti coloro che erano seduti al tavolo😂😝🙃)

È stata un compleanno bellissimo! ma la visita della città non è ancora finita. Aspettate il secondo capitolo.

Io sarò qui ad attendere i vostri commenti.

Alla prossima

To be continued

Foto @mypie.site

La Paella di Mercedes

La paella è un piatto spagnolo che ho mangiato più volte. È un piatto gustoso e abbastanza lungo da preparare ma che da una gran soddisfazione. È colorato, profumato, scenografico e generalmente bisognerebbe sempre farne tanta perché tutti amano fare il bis.

Non esiste una sola ricetta di questo piatto, ogni famiglia ha la propria e Mercedes mi ha insegnato a cucinarla come fa lei con i piccoli trucchi che solo gli spagnoli conoscono. L’abbiamo portata in tavola ieri sera ed è stato un successo. Ci siamo divertite ad andare assieme a comperare il pesce e a condividere la cucina durante il pomeriggio. Lo rifarei altre mille volte.

Grazie Mercedes!

Ingredienti per 4 persone: ( una padella da 32 cm)

  • 300 gr. riso bomba (o vialone nano)
  • 8 scampi
  • 300 gr. cozze
  • 200 gr. calamari
  • 300 gr. pesce bianco (noi merluzzo)
  • 200 gr. gamberi puliti (tenere gli scarti per il fumetto)
  • 1 l. fumetto di pesce (testae lisca di un pesce che noi abbiamo chiesto in pescheria, carpace dei gamberi, 1 carota, 1 gambo di sedano, 1/2 cipolla, 5 grani di pepe, 1 foglia alloro, sale, olio, cognac)
  • 1/2 peperone rosso tagliato a piccoli dadi
  • 1 bustina zafferano
  • 2 pomodori grattuggiati e 1 cucchiaio colmo di concentrato di pomodoro
  • sale, olio, qb.
  • 2 spicchi d’aglio
  • 1/2 mezza cipolla
  • 1 bicchiere vino bianco
  • 1 limone

Come si fa: Preparare il fumetto di pesce mettendo in 2 cucchiai d’olio gli scarti dei pesci e facendoli insaporire, aggiungere una spruzzata di cognac e fare evaporare. Unire 1 litro di acqua calda, il sale, la foglia di alloro, i grani di pepe e le verdure. Lasciare cuocere per almeno 30 minuti e togliere la schiuma che si forma in superficie. Scolare e tenere il liquido in serbo. In 1 padella mettere 2 cucchiai d’olio assieme ad 1 spicchio d’aglio, unire le cozze, sfumare con il vino bianco ed attendere che tutte le valve si aprano, mettere in attesa su un piatto ed unire il sughetto delle cozze al fumetto di pesce. Nella stessa padella cuocere i calamari tagliati a rondelle alte 1 cm. per 8 minuti e lasciare in attesa. Nella grande padella della paella (se è di ferro è meglio) unire allo spicchio d’aglio la mezza cipolla tagliata sottile e l’olio, cuocere delicatamente la cipolla sino a quando è trasparente, aggiungere il mezzo peperone e continuare la cottura ancora per qualche minuto. A questo punto unire il riso disposto a croce, alla sua sommità mettere i pomodori grattuggiati con il concentrato, unire il brodo di pesce e lo zafferano quindi mescolare delicatamente per amalgamare gli ingredienti. Unire i calamari e i gamberi, mescolare e dopo 8 minuti il merluzzo fatto a piccoli cubi (2.5 x 2.5 cm). Aggiungere le cozze e cuocere ancora qualche minuto. Mescolare solo all’aggiunta dei vari pesci (il riso deve essere mosso il meno possibile per formare una crosticina sul fondo). Per ultimo disporre gli scampi, cuocere ancora qualche minuto e quando il riso sarà al dente spegnere il fuoco e lasciare riposare almeno 5 minuti chiudendo la pentola ermeticamente con il coperchio. Fate riscaldare il grill del forno e infornate la vostra paella per pochi stanti per farla diventare leggermente croccante. Aggiungere gli spicchi del limone tagliato in quarti. Ogni commensale ne dovrà avere uno nel proprio piatto da spremere sopra il riso.

È pronta! Portare in tavola ed aspettatevi gli applausi! 😉

Enjoy!

Foto apertura @mypiesite e @pinterest

Happy anniversary!

36 anni fa a quest’ora (ora sono le 8.25) ero dal parrucchiere. Ero emozionata e felicissima! Mi stavano facendo un minuscolo chignon alla base della testa, sopra avrei appoggiato un grande cappello a tesa larga, mi sarei infilata un paio di piccoli guanti di pizzo e avrei finito il tutto con un abito di seta.

La cosa che non avrei dovuto indossare era la mia felicità. Quella era dentro di me!

Mi ricordo con una precisione incredibile il pezzo di strada percorso a piedi al braccio di mio papà per raggiungere la chiesa, dietro di noi un piccolo gruppo di parenti, amici e bambini vocianti, mi ricordo l’emozione alla vista di Roberto in fondo alla navata, mi ricordo di aver detto a mio papà: “vai piano” lungo il breve tragitto che ci portava all’altare…

Poi un’esplosione di musica che era in parte dentro di me, un sorriso ed una frase detta sottovoce da Roberto. Come si potrebbero dimenticare certi dettagli? È stata gioia allo stato puro.

Da quel giorno sono passati tanti anni, abbiamo costruito il nostro futuro giorno dopo giorno con determinazione e allegria, ci siamo piegati come i giunchi senza mai spezzarci, abbiamo costruito un bella famiglia, due figli che sono il miglior risultato dei nostri sforzi (e ora so che se loro leggessero avrebbero qualcosa da dire… 😂😂😂) abbiamo cambiato case, nazione e continente più volte.

Abbiamo scoperto e imparato, siamo cresciuti come coppia e come famiglia, abbiamo affrontato momenti tristi e difficili ma anche vissuto le gioie più grandi. Sempre assieme, sempre compatti, sempre indivisibili.

Siamo stati fortunati? Forse! Ma siamo sempre stati NOI e così dico:

Good job!

p.s. giuro che appena torno nella casa di Varese vi posto una nostra foto del matrimonio (qualcuno me l’ha già chiesta…. ) ma qui non ne ho

pic apertura Pinterest

Boston (parte seconda)

Come vi ho raccontato nell’articolo precedente, Boston è una città che si visita camminando ed è proprio così che è iniziata la nostra seconda giornata, sneakers ai piedi, caffè e via.

Il cielo non era blu come mi sarebbe piaciuto, ma durante la giornata è arrivato qualche raggio di sole e così, facendo attenzione a non finire in qualche pozzanghera regalata dalla pioggia notturna, ci siamo avviati. Sulla via abbiamo incontrato la Trinity Church.

Durante il periodo natalizio, si può ascoltare il famoso coro della chiesa che canta Christmas Carols a lume di candela, credo sia uno spettacolo emozionante…

Questa è una delle famose “tradizioni bostoniane” a cui partecipano non solo i bostoniani ma anche chi arriva appositamente dalle città vicine. A Dicembre infatti, è facile trovare lunghe code di persone sul sagrato in attesa di entrare. Le rappresentazioni sono tre e la chiesa è sempre molto gremita.

Dunque vi dicevo, mappina in mano ci siamo diretti verso Beakon Hill, uno dei luoghi che più mi sono piaciuti, forse perché tranquillo e romantico

Per raggiungere questo angolo della città abbiamo attraversato il parco più grande di Boston: il Common and Public Garden.

Questo grande spazio verde (sono 48 acri) è stato utilizzato per i primi 2 secoli come pascolo per gli animali e nel 1775 dall’esercito inglese durante l’occupazione della città.

Ora è un bellissimo parco nel cuore di Boston con un grande lago, fiori, piante, uno spazio progettato come un giardino inglese. Specialmente durante i fine settimana troverete persone sedute in terra con cestino da picnic al seguito, che attraversano il lago sui grandi cigni di legno o si siedono sulle panchine all’ombra dei grandi alberi.

All’uscita del parco la strada sale e io ho iniziato ad ammirare le bellissime costruzioni di mattoni rossi. Attraverso delle vie interne siamo arrivati a stradine di ciottoli, balconcini fioriti, silenzio e pace

Le case che vedete nelle mie foto sono a Beakon Hill. Oltre a essere graziose e molto antiche (sono state costruite verso la fine del 1700), sono anche fra le abitazioni più care da acquistare sul suolo americano, ancora di più se le vostre finestre danno sul parco. Qui infatti da sempre hanno risieduto le famiglie più facoltose delle città.

Alla fine di un’altra salita ( sì questa zona è tutta un sali-scendi) ci si è parato davanti il Palazzo del Governo dello stato del Massachusetts.

The State House si trova proprio sulla cima della collina di Beakon Street ed è il palazzo più antico della zona. Il suo disegno è stato di inspirazione a parecchi palazzi governativi compreso il Capitol Building di Washington.

Di fronte all’ingresso del palazzo c’è il bar dove John Fitzgerald Kennedy faceva colazione tutte le mattine. Il suo tavolo è ancora lì…

Sulla via che ci portava al Waterfront, dove volevamo mangiare il primo di una serie di lobster roll … abbiamo attraversato il Financial District reso interessante da un mix di vecchi e nuovi edifici.

Ed ecco il nostro pranzo gustato in un magico posto all’aperto vicino al fiume. ( la foto non gli rende onore, ma era davvero buonissimo)

Girovagando, dopo aver ripreso un po’ le forze, abbiamo trovato un luogo che mi ha riportato indietro nel tempo. Esattamente a quando visitammo Boston la prima volta con i bambini piccoli. Mi sono riseduta sulla panchina dove avevo fotografato Niccolò e Tommaso e ho iniziato una converszione a senso unico con questo signore ☺️

Questo piccolo giardino è vicino al Quincy Market. Un grande edificio affiancato da altri due di mattoni. Qui si trovano decine di ristoranti e molti negozi. Si può mangiare all’esterno degli edifici, facile ci sia parecchia gente perché è il ritrovo per pranzo dei Bostoniani e dei turisti. Le specialità della cucina di Boston sono: la Clam Chowder, il Bostonian baked beans with brown bread, le Lobsters, il Seafood, e la famosa Boston Cream Pie che è il dolce ufficiale del Massachusetts. Qui troverete questo e molto altro.

Sulla via del ritorno in albergo siamo entrati nella Chiesa di Arlington Street

Una bella sorpresa perché all’interno ci sono vetrate e lampadario di Tiffany che valgono la visita.

La giornata è stata piena di scoperte e non per ultima The Oceanair. Un ottimo ristorante di pesce situato in una edificio che ospitava una banca. Cibo e luogo che ricorderò

Mi fermo qui e vi do appuntamento per la terza giornata.

A presto!

pic @mypiesite e Pinterest

Agosto, il mese della rucola

Effettivamente il mese di agosto sta per finire ma ho una ricettina veloce in cui si sposano a meraviglia la rucola ed i funghi che cominciano a trovarsi sui banchi del fruttivendolo. È un piatto che ci traghetta verso l’autunno ma restando fresco e gustoso

La ricetta è sul mio primo quaderno di cucina, quello che ho comperato da sposina. Mi ricordo che un pomeriggio ero in centro con mia suocera e siamo entrate nel più bel cartolaio di Varese . Annamaria era professoressa di matematica e probabilmente doveva ritirare qualcosa. Io ho addocchiato un bel quaderno in carta Varese rossa, con le pagine a righe, e ho creduto che fosse l’ideale per scrivere le mie ricette. Quelle che mangiavo a casa della mia mamma ma anche quelle che sperimentavo da sola. È il quaderno che mi segue sempre, durante tutti i miei spostamenti, lo metto in valigia anche quando vado in vacanza. Lo so che a volte è più comodo entrare online per cercare le ricette ma io sono un po’ old fashion ☺️

Comunque sto divagando…. la ricetta che vi propongo oggi è veloce e saporita. Io di solito la servo come antipasto ma aumentando le dosi può diventare un secondo preceduto da un primo leggero, scegliete voi.

Insalatina di rucola, funghi e bresaola

Ingredienti per 2 persone:

  • 2 manciate di rucola
  • 2 funghi porcini belli sodi
  • 60 gr. bresaola
  • 1/2 limone spremuto
  • olio
  • sale e pepe

Come si fa: Lavare la rucola e asciugarla bene. Se le foglie sono molto grandi tagliatele sottili. Fare una citronette con sale, limone, olio, pepe e condirvi l’insalata. Aggiungere la bresaola tagliata a listarelle sottili. Mescolare. All’ultimo momento tagliare i porcini dopo averli puliti con una pezzuolina bagnata. ( i funghi non andrebbero mai passati sotto il getto dell’acqua perché ne assorbono molta) Unirli all’insalata e se volete riservatene qualcuno per guarnire. Servire.

Enjoy!

p.s. Questa ricetta è molto anni ‘80, ma l’ho preparata per il compleanno di mio marito pochi giorni fa e tutti e due l’abbiamo divorata. Forse anche voi l’avete sui vostri quaderni di cucina e allora…. vi consiglio di farla.

Un abbraccio a tutti!

foto @mypiesite e Pinterest

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