Blue jeans

In casa mia succede che quando ci sono da fare delle cose un pò noiose vengono assegnate a me. Capita anche a voi?

Pochi giorni fa infatti sono stata invitata/inviata a fare il cambio delle gomme. Per più di un’ora sono stata seduta ad attendere che venissero messe le gomme estive alla macchina di mio figlio. Fortunatamente il servizio viene fatto in una grande officina dove mi hanno anche offerto il caffè dopo avermi fatto accomodare su una comoda poltrona. Come potete immaginare visto il periodo, ero in buona compagnia. Sei signori ed una signora aspettavano che le loro autovetture fossero pronte.

Cosa fate voi quando siete in situazioni simili? Io generalmente parto leggendo un giornale, guardo se ci sono nuove mail, faccio qualche telefonata e alla fine mi metto ad osserrvare chi mi sta accanto.  Osservando appunto  le persone a cui toccava la mia stessa sorte, ho notato che tutti indossavano un paio di blue jeans ad eccezione della signora bionda alla mia destra che aveva un bellissimo abito. A questo punto ho cominciato ad osservare anche le persone che entravano ed uscivano dall’officina. Sapete che praticamente tutti indossavano gli stessi pantaloni? Magari con fogge diverse, chi stone washed, chi blu saturo, chi con impercettibili righe, i miei leggermente scoloriti e con 2 piccoli rammendi. Dopo il primo momento di grande sorpresa e riflettendoci un pò, mi sono resa conto che sono uno dei capi di vestiario più facili da indossare e che vanno bene in tante occasioni. Con camicia bianca e giacca sono usati da molti signori per una cena informale o un aperitivo, con maglietta e felpa sono generalmente la divisa dei nostri ragazzi. Una signora li può abbinare ad un top di seta e tacco alto o ballerine e sentirsi a suo agio quasi sempre.

Sfogliando le pagine dei giornali mi sono resa conto che questi pantaloni sono sempre in auge. Quest’anno i dettami della moda li vogliono con ricami e paiettes. Li ho visti sia larghi e di un tessuto leggero , sia skinny ed elasticizzati ma  i classici 5 tasche di denim sono sempre cult.  Dior, Chanel, Gucci, Tom Ford, Oscar della Renta li hanno proposti nelle loro collezioni. In tantissimi negozi dove i prezzi sono più abbordabili, possiamo trovare quelli che si adattano al nostro gusto con o senza paiettes e ricami. I jeans che proprio non amo sono  quelli  completamente stracciati che vedo addosso a tanti giovani. Li trovo veramente brutti. Vedere ginocchia sbucare da tessuti bucati proprio non mi piace (sarà l’età che avanza?).

 Nel mio armadio ce ne sono alcune paia. Li indosso in tante occasioni dalle compere mattutine alle cene fra amici.  Quando voglio strafare abbino una scarpa particolare e mi sento subito perfetta.

 Nel vostro guardarobe  ci sono? presumo di si…. e in quali occasioni li mettete? Quando era giovane mia mamma  andare a teatro con un paio di jeans era assolutamente fuori luogo, ora invece si può. I tempi cambiano….

 

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Pianificare il menù, i miei 5 motivi per farlo

Una delle mie convinzioni per quanto riguarda il cibo è che debba essere nutriente, sano e vario, specialmente se lo devo mettere sulla mia tavola. I passaggi in rosticceria per acquistare cibo già pronto , per quanto mi riguarda, sono ridotti al minimo. Ne va della nostra salute ma anche delle nostre risorse finanziarie. Così ho pensato che potevano interessarvi  i motivi per cui ritengo che la pianificazione dei pasti sia importante. Magari le mie ragioni possono farvi iniziare una nuova routine.

  1. Miglioriare l’alimentazione della mia famiglia

Decidere cosa cucinare durante la settimana è il primo passo verso una alimentazione sana. Una volta scritto il menù controllo bene che tutti i giorni abbia inserito le giuste porzioni  di verdura e frutta. Perché se durante la bella stagione questi alimenti sono spessissimo sulla mia tavola in inverno la frutta scarseggia a causa della poca scelta e le verdure sono sempre le stesse. Avendo davanti il mio “piano” riesco ad essere molto più varia e a mangiare anche alimenti che altrimenti non comperei se non avessi già in mente come cucinarli.

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2.  Risparmiare

Quante volte vi è capitato di avere in dispensa più di quanto veramente avete bisogno e quando controllate le scadenze vi accorgete che dovete buttare? A me sfortunatamente a volte succede anche con quello che ho in freezer… Una buona pianificazione mi impedisce di acquistare seguendo il pensiero “magari mi può servire se non ho idee” e nel carrello della spesa finisce solo quello che ho bisogno e poco altro ( la tavoletta di cioccolata? si quella entra ancora anche se non è strettamente necessaria…)

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   3.  Varietà in tavola

Quando penso ai menù che cucinerò  generalmente sono più fantasiosa. Intendo dire che cucino ricette varie e non i soliti piatti che tutti conoscono a memoria. Apro i miei libri di cucina e scelgo, magari anche un dolce la cui foto mi ha attratta. Certo sto qualche minuto di più in cucina (non sempre) ma gli apprezzamenti che vengono fatti al primo boccone mi danno una certa soddisfazione.

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   4.  Meno spreco possibile

Odio sprecare cibo. Forse è qualcosa che deriva dal fatto che da bambina mi è sempre stato detto che c’era chi non era così fortunata nell’averlo sempre sulla tavola. È diventata quasi una  deformazione e così utilizzo tutte le parti del pollo, gli scarti fanno un buon brodo, metto le verdure avanzate in una bella frittata e gli avanzi di pane  diventano ottimi crostini da aggiungere alle zuppe o pan grattato da utilizzare in mille modi. Insomma ho imparato anche l’arte del riciclo culinario. Mia nonna sarebbe orgogliosa di me….

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5.  Zero stress (o quasi)

Siete mai arrivate alle 7 di sera dicendo: Cosa mangiamo stasera e aprite il frigorifero senza trovare ispirazione? Se sappiamo cosa si cucinerà in anticipo e abbiamo tutti gli ingredienti  diventa un gioco da ragazzi mettere in tavola una buona pasta alle vongole. Sappiate anche che il mio  piano menù è elastico, quindi aperto a variazioni e scambi fra pranzi e cene, ma il solo fatto di averlo mi fa sentire molto più organizzata e meno stressata.

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Vi ho convinte? Pensate di provare per una settimana?Prendete foglio e matita e scrivete. Attenzione però perché potreste diventare addicted a questa nuova abitudine e anche divertirvi a scegliere i vari menù. Io lascio sempre qualche buco per eventuali pasti con avanzi, non sono poi così brava con le dosi… e poi una pizzetta può sempre scapparci😉

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Tiramisù scomposto

Io lo so , sono quasi certa che voi pensiate vi dia l’ennesima ricetta del Tiramisù. Vi sorprenderò invece dicendovi che sì, mi sono mangiata un buonissimo tiramisù scomposto,( come facevo a non ordinarlo? Il nome mi ha incuriosito … ) ma quello di cui vorrei parlarvi è della bella domenica passata in compagnia di mio marito davanti al mare della Liguria .

Voi cosa fate quando arrivate al mare per una giornata o poco più? Noi ci siamo diretti in un ristorantino dove oltre a mangiare questo dolce abbiamo anche gustato un morone cucinato alla ligure. 44F387DC-6FC1-4F29-B2A9-4ADA5D51F231Come? non conoscete il morone?  Beh anch’io ho scoperto questo gustoso pesce qualche anno fa, non è spesso sui menù e quando c’è non me lo faccio scappare, se vi capitasse di trovarlo e non lo conoscete provatelo, consiglio caldamente…

Abitare a 2 ore dal mare fa sì che si possano fare queste “ pazzie”. Appena arrivati mi sono sentita in vacanza. Saranno state le persone in costume sulla spiaggia, la musica caraibica che suonava al ristorante, il sole e la leggera brezza, il mare blu da un lato e la piscina dall’altro ma la sensazione è stata proprio questa.

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Questo posticino piace anche ai miei figli. Poco importa se i tovaglioli sono di carta e le tovagliette di rafia. I camerieri sono tutti ragazzi cortesi e che regalano sorrisi, ti consigliano su cosa mangiare  e non fanno aspettare ore quello che hai ordinato. Tutte cose da non sottovalutare mai!

Il posto è abbastanza piccolo,

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puoi mangiare seduto al tavolo, su un piano che ricorda la prua di una barca

F463B0D8-EAD8-49C3-8E80-8BF51E33E4C2o leggere il giornale sulla sdraio prima che ti portino le  trofie al pesto appoggiando il piatto sulla tavola da surf che hai davanti

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Se ti guardi attorno trovi pesci di legno alle paretiC3CF978B-A744-43B1-BFAF-19FD07968F09e reti da pesca un pò ovunque. È un posto semplice e vacanziero e proprio per questo mi piace tanto.

Voi cosa avete fatto in questa bella domenica soleggiata e con temperature estive? Io prima di infilare casco e montare sulla moto diretti al mare pensavo di fare il cambio degli armadi, visto che ho un mix di un po di tutto nel mio guardaroba ma poi …. cambio di programma!

Nel caso vogliate fare una visita in questo posticino ecco le coordinate: benvenuti a BORDO via Marinai d’Italia 1 Sori (Ge) tel 0185 701991 meglio telefonare per esser certi di avere un tavolo.

 

 

 

Un pizzico di sale

Lo sapete che Omero lo chiamava sostanza divina ed i Romani oro bianco? Il sale ha una storia affascinante ed ha avuto un ruolo fondamentale nella storia della nostra civiltà. L’ho scoperto grazie ad un invito ricevuto da Gemma di Mare qualche tempo fa e vi assicuro che ho trovato tutto molto interessante. L’utilizzo del sale è vario: dall’uso alimentare a quello industriale. Da sempre è stato usato per conservare gli alimenti deperibili come carne, pesce e formaggi,  lo usiamo come condimento, lo mettiamo nella lavastoviglie per addolcire l’acqua, lo utilizziamo per sciogliere il ghiaccio e per togliere l’umidità dagli ambienti, viene utilizzato nell’industria per la concia delle pelli. Questi sono solo le prime cose che mi sono venute alla mente…

Parecchie delle parole che usiamo derivano da sal, termine che per gli antichi Romani indicava proprio questo alimento: Salve,( per augurare una buon giornata)  salario (eh si i Romani venivano pagati con il sale oltre che con i viveri), salute ( salus), sanità (salubritas).

Durante il Medio Evo il sale continuò ad essere ritenuto merce preziosissima e l’Italia un centro nevralgico per l’approvvigionamento di tutti i territori che non si affacciavano sul mare. Le vie del sale sono praticabili ancora oggi e sono un’idea diversa per un’escursione. Sul sale ci sono superstizioni (sapete cosa fare se lo rovesciate, vero?) e tradizioni ( ai giovani sposi si dovrebbero portare del sale assieme ad un pane al primo invito. Sono di buon auspicio). Ci sono  così tante curiosità sul sale… per non menzionare il fatto che il nostro corpo ha necessità delle proprietà che si trovano in questi piccoli granelli. I sali poi sono molti e diversi. Non intendo sale grosso o fino ma parlo di sale rosa dell’Himalaya ricco di sali minerali e iodio che viene estratto dalle catene montuose asiatiche o grigio dell’Atlantico che viene raccolto a mano e deve il suo colore all’argilla contenuta nel terreno e quello bianco e puro del mediterraneo i cui cristalli si formano grazie all’evaporazione. Avete avuto la fortuna di visitare  le saline siciliane? Mi dicono sia uno spettacolo da non perdere se si va alla scoperta dell’isola..

Potrei continuare a parlarvi ancora per parecchio tempo e raccontarvi che i sali di Gemma di mare sono trattati solo in maniera naturale e che ad ogni sale si può abbinare un certo tipo di cibo per esaltarne il gusto. E visto che adoro cucinare e che Csaba dalla Zorza era presente all’incontro vi lascio con la ricetta delle focaccine che ha cucinato per noi utilizzando sale rosa dell’Himalaya.

Ingredienti:

  • 500 gr. farina bianca 00
  • 1 cucchiaio sale
  • 25 gr. lievito di birra fresco
  • 280 ml. acqua tiepida
  • 50 ml. olio d’oliva
  • Sale per cospargere la superfice

Unire alla farina l’acqua tiepida in cui si è fatto sciogliere il lievito di birra, il cucchiaio si sale e metà dell’olio d’oliva. Impastare sino a quando si ottiene una palla elastica e liscia. Fare riposare in una ciotola pulita e coperta con un canovaccio umido per 75/90 min. nel forno con la luce accesa. Terminata la lievitazione impastare per sgonfiare l’impasto e formare circa 16 palline. Appiattirle sulla teglia da forno, premere con i polpastrelli per formare i classici buchini e spennellare con l’olio rimasto. Cospargere con il sale grosso rosa dell’Himalaya. Infornare a forno caldo a 220 gradi per 15/18 min.

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Giornata stimolante  e che mi ha fatto venire voglia di cucinare focaccia ed acquistare qualche sale diverso da quelli che uso regolarmente, mi copiate?

Un ringraziamento speciale a Csaba dalla Zorza per avermi permesso di postare una delle sue ricette

Amiche di penna #12

Il Bunet di Emanuela

Queste ricette mi mancavano un pò, poi inaspettatamente Emanuela mi ha fatto un bel regalo, il suo Bunet. Un dolce piemontese simile ad un budino che lei cucina seguendo la ricetta scritta sul quaderno di cucina della sua mamma. Assieme a questo dolce c’è il ricordo dei pranzi in famiglia e la quasi certezza che la bisnonna fosse stata la prima a cucinarla, anzi il bisnonno che passò alla storia come cuoco amabile e che sicuramente non usava il frullatore e sminuzzava gli amaretti con il mattarello. Noi useremo qualche scorciatoia….

Raccontandomi di questo dolce, Emanuela dice che il nome deriva dalla parola cappello in piemontese e che conclude in maniera magistrale i pasti corposi del Piemonte  vista la sua consistenza cremosa e fresca. Gli chef, negli ultimi anni, hanno rivisitato la ricetta tradizionale sostituendo gli amaretti con le nocciole ma noi amiamo la tradizione così ora vi do la ricetta del quaderno di Emanuela.

Ingredienti:

  • 1 l. latte intero
  • 3 cucchiai di cacao amaro
  • 6 cucchiai di zucchero
  • 6 uova
  • 200 gr. amaretti secchi

Per il caramello:

  • 8 cucchiai di zucchero
  • 1 cucchiaio di acqua

Portare a leggero bollore il latte con lo zucchero il cacao e gli amaretti. Quando si saranno ammorbiditi spegnere il fuoco e frullare un un frullatore ad immersione. Una volta che il composto è freddo aggiungere le uova e amalgamare ancora bene con il frullatore. Preparare il caramello, fondendo in un pentolino lo zucchero con l’acqua sino a quando ha un bel color biondo scuro, metterlo in uno stampo da plumcake facendo attenzione… (oppure in pirottini monoporzione), versare il composto di latte e cuocerlo a bagnomaria in forno a 180 gradi per 60 min. avendo l’accortezza di coprirlo con una stagnola a cui avrete fatto un piccolo camino centrale per la fuoriuscita del calore in forno. Una volta cotto fare raffreddare e quindi passare in frigorifero il vostro dolce per qualche ora.

Ha ragione Emanuela quando mi scrive che è una ricetta facile e per la quale non servono attrezzature particolari. Si può cucinarla la sera prima e poi capovolgere il dolce nel piatto di portata per il pranzo . Ottima idea accompagnare la fettina di dolce con un ciuffetto di panna montata ed un amaretto secco.

Grazie Emanuela per questa ricetta e per averci parlato della tua famiglia.

Enjoy!!!

p.s. attendo foto 😉

 

Dal parrucchiere

Ok ci vado proprio l’indispensabile e forse qualche visita in più non mi farebbe male. Ho anche un parrucchiere super simpatico oltre che bravissimo: Andrea con un negozio accogliente, (passate da Sensation se siete a Varese e mi darete ragione) spesso ci incontro qualche amica e poi mi fanno un tè buonissimo eppure…. sono di una pigrizia galattica quando devo andare a farmi i capelli. Sarà per reazione a mia mamma? Lei ci andava 2/3 volte la settimana quando ero bambina, mi deve essere venuta l’allergia all’epoca…. 😬. Invece andare al salon de coiffure è per moltissime persone una vera coccola. Sapete quelle cose che, quando si è in momenti super concitati, diventano un vero toccasana? Immaginatevi di essere sulla poltrona con le gambe distese, azionare il bottone del massaggio ed avere qualcuno che vi fa un altro massaggio alla testa prima di sciacquare il balsamo…. (dovrei ricordarmi di questa cosa più spesso😉) Davvero un momento di pura estasi.

Andare dal parrucchiere però non è sempre piacere puro. Vi è mai capitato di entrare in un salone, sedervi e venire scrutate dal parrucchiere di turno che con aria di sufficenza vi chiede: “Ma il colore lo ha fatto lei?” e voi cercando di mantenere un certo contegno (ma nella realtà vorreste scavarvi un buco gigante) rispondete che ve lo ha fatto il vostro solito parrucchiere e che non vi sembra male….  oppure uscire con un taglio che davvero vi dona poco o un colore che avrebbe dovuto essere lo stesso di quell’attrice di cui avete portato la foto, invece…. o una piega che proprio non vi piace? (l’ultima opzione è la più facile da rimediare, un bello shampoo a casa e siete di nuovo voi).

Durante il mio girovagare nel mondo ho avuto parecchie occasioni di provare più di un parrucchiere. La cosa si fa abbastanza complicata quando arrivi in una città dove non conosci nessuno a cui chiedere indicazioni, non conosci la giusta terminologia nella lingua  che devi usare e così vai alla spera in Dio… Quando vivevo a Parigi andavo in un salone super chic, grandi lampadari di cristallo, signorine di nero vestite e molto cortesi che ti offrivano thè o caffè mentre ti stavano facendo il colore con il balayage, o ti stavano tagliando le ciocche con estrema concentrazione del parrucchiere di turno e cosa assolutamente non trascurabile dove gli appuntamenti erano rispettati al minuto. Per vostra informazione prima di approdare in questo mondo perfetto ne ho conosciuti altri da cui uscendo mi saliva alle labbra questa  domanda: “ma questa chi è? non sono io”

Altre avventure quando vivevo a Greenwich dove la prima volta che ho messo piede dal parrucchiere sono uscita con un colore scurissimo, i capelli quasi “asciutti” ed il portafogli molto alleggerito. No comment, parrucchiere cambiato all’istante ed il fatto che il nome fosse italiano non è stato sinonimo di garanzia, sappiatelo quando siete all’estero e preparatevi alla domanda: “Li vuole asciugare?” perché negli States dall’hairdresser ci si può  andare solo a tagliare i capelli, l’asciugatura  non è obbligatoria… 😳😱

Ma tornando al presente, prometto che mi impegnerò e farò visita al mio parrucchiere più spesso, e voi? Che rapporto avete con i vostri capelli? Li curate e visitate i parrucchieri con assiduità? Che fate leggete i rotocalchi o vi portate un bel libro? Mia suocera si portava i compiti in classe da correggere 📝. Io generalmente sfoglio qualche rivista e mi faccio una cultura sugli ultimi dettami della moda. Ultimissima domanda: “Amate il coiffeur?”

Non c’è più

Qualche tempo fa mi telefonò una cara amica avvertendomi che era mancata una conoscente. Era la mamma di due ragazze che erano a scuola con i miei figli, una donna circa della mia età con ancora tante cose da fare, da vedere, da amare; con una famiglia che la amava, due figlie ed un marito che ora sono soli ad affrontare la vita ed il dolore. Questo dolore che sembra non finire mai, che ti accompagna dal mattino sino a quando sfinito riesci a chiudere gli occhi la sera, che ti trapassa il cuore e che non dà mai pace. Mi ricordo ancora lo stordimento che mi avvolse quando mancò mio papà tanti anni fa. Eppure poco alla volta il fardello che sembra schiacciarti diventa più leggero forse perché tu sei diventato più forte, la vita con difficoltà riprendere il suo andare e nella mente restano i momenti belli.

Mi sono chiesta se c’è qualcosa da dire, da fare per essere d’aiuto in momenti simili. Le risposte mi sono venute leggendo un libro scritto da un autore americano. Ho letto  che una fra le cose più importanti per chi ha perso un affetto è  la presenza fisica, avere accanto qualcuno in un momento così triste è di grande aiuto, quindi sì passiamo a trovare chi è rimasto solo senza paura di disturbare. Ricordiamo la persona scomparsa parlandone, sentire il nome pronunciato da qualcun altro fa bene. Diciamo che stiamo pensando a chi soffre perché fa sentire meno soli e diciamo anche mi spiace molto, è un’ancora di salvezza per chi è nel dolore. Facciamoci raccontare di chi non c’è più perchè è un pò come assicurare la sua memoria, sì parlare dei bei ricordi lasciati da chì è mancato è come accertarsi che non lo si dimenticherà.

Ho sempre avuto una sensazione di inadeguatezza quando incontravo chi ha perso una persona cara, invece ora so che posso fare una piccola differenza e che posso essere un momento di svago, un momento di ricordo, un momento di condivisione del dolore, un momento di sollievo se riesco a far apparire un sorriso sul viso di chi deve superare questa dura prova.

La vita è difficile per tanti motivi, affrontare un lutto è uno di questi. Avere accanto chi con tatto, amicizia ed affetto ci aiuta a superare la difficoltà è una benedizione, ne sono convinta.

 

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